Sussidiario Minimo

I petali vizzi di una maestro e della sua margherita
Un mistero di provincia, un metodo didattico

Sussidiario Minimo Un mistero di provincia, un metodo didattico

Mauro Pascolat (© 2014)

eBook con illustrazioni (una per ogni racconto, insomma)

Sinossi

Come da celebre profezia, qualche spicciolo di notorietà – anche presso un pubblico non necessariamente vasto, e anche non intenzionalmente cercata – non si nega più a nessuno. Lo sa bene il maestro elementare che, insieme a quelli che egli definisce “i petali vizzi della mia margherita”, è il protagonista di una vicenda di sapore paradossale culminata nella prima metà degli anni ’60, secolo n° 20.

In quei giorni sì di tormenti, ma di almeno pari fermenti (non si dimentichi – essendo in argomento – la ben meritata auge del maestro Manzi), l’insegnante di un oscuro paesino di provincia offre il suo avveniristico, forse sovversivo contributo a tanta temperie entro le possibilità individuate nell’ambito in cui opera. Ossia rivisitando, sulla base dei suoi elastici canoni, il “primario strumento di acculturazione” in consolidato uso alla scuola di primo grado italiana, il sussidiario.
Il progetto (ché il tutto fu naturalmente premeditato), affrontato con alta dedizione e cristallina onestà di intenti da colui che all’epoca le parti coinvolte non stentarono a qualificare variamente (“singolare”, “curioso”, “eccentrico”, fino a “strambo” e molto di cassabile), si sarebbe concretizzato in un ufficioso seppur inattaccabile metodo didattico, il quale, viceversa, ebbe una denominazione ufficiale, “Sussidiario minimo”. Ma parallelo a questo binario corre un secondo: quanto consegue all’attuazione del disegno studiato dal maestro si trasforma in qualcosa di simile a un giallo (almeno agli occhi di quanti hanno rapporti più o meno diretti con l’ideatore del monstrum didattico), per trasferirsi in seguito e più drammaticamente sul piano del contenzioso giuridico, causa l’assonanza di quel “Sussidiario minimo”. Con che cosa, risulterà più dettagliato nella premessa/introduzione a questo volumetto.

A mezzo secolo di distanza da una peripezia poco nota ma sofferta dai suoi attori, il prodotto di quell’ingegno controverso viene presentato in un’antologia che raccoglie, sotto forma di tableaux narrativi, buona parte di quelle rivisitazioni contaminate, escursioni-incursioni nell’inaudito: oggi – se proprio ci venisse fatta pressione – non potremmo rifiutarci di ascriverli al dominio della flash-fiction, petali (insistiamo) di finzioni-lampo appartenenti a una margherita (perseveriamo) rinvenuta fra le pagine di un ponderoso volume.
Contenitore di una poderosa finzione?

BONUS alla SINOSSI vera e propria (ma ne esistono anche di false e improprie?)

Un maligno dice: “Sento l’eco di una furbesca parodia”. È proprio questo il punto dibattuto nell’introduzione-premessa di questo libro.

Ora che avete auspicabilmente letto questa sorta di prefazione al libro, vi potreste fare alcune domande; anzi, ce e ve le facciamo noi. Che relazione c’è fra:

– Hanozri e i Beatles (in particolare John Lennon) (quella con Ponzio Pilato è nota);
– Plinio il vecchio, Plinio il Giovane e Plinio l’Adolescente;
– il teologo Anselmo d’Aosta e il teologo Woody Allen;
– Erodoto di Alicarnasso e l’ispettore Rock (ma anche fra un granchio e un gambero);
Tintoretto e Massimo Cacciari, nonché Socrate e Platone (sembra ovvia, questa: ma se noi ci infiliamo una tisana al ginseng?…);
– Pinocchio e lo scoppio della I guerra mondiale;
– Hernán Cortés e Gino Bartali;
– Fidel Castro e il dado di Rubik (Ernesto Che Guevara ci sta; un po’ meno quell’altro Ernesto sparalesto Hemingway, primo ispiratore della flash fiction, con quel dannato paio di scarpe da bambino che gli eredi cercano di sbolognare a qualcuno su e-bay);
– James Cook e Walt Disney;
– la regina Elisabetta (II) e il figlio Carlo (?);
l’imperatore (e re) Francesco Giuseppe e la Seconda guerra mondiale;
– John Fitzgerald Kennedy e John Fitzgerald Kennedy (avete letto bene);
– Alessandro Manzoni (o per meglio dire l’incipit dei Promessi sposi), coloro che dicono “quello che è”, “piuttosto che”, “nel senso che”, “se la matematica non è un opinione”, “come lei mi insegna”, “poi dopo”, “diciamo”, “senza se e senza ma”, “come dire… in qualche modo… detto questo”, “ma voltiamo pagina” e meetic (e analoghi) ?

E potremmo continuare non si dice all’infinito ma almeno fino alla fine del libro, se non temessimo di rovinarvi il buon gusto del piacere della lettura — come dicono quanti c’hanno ‘sto gusto del piacere della lettura, che in verità è una sofferenza infernale e vampiresca, come voi ci insegnate.

Tirando le somme: FATE IN COSCIENZA

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