Comicomelò

Comicomelò – Makes & Remakes: roba da ridere, ma da complicarti la vita dalla vita in su (e in giù)

E ci spieghiamo meglio:

Comicomelò, ebook di racconti dove tutto diventa comico e da ridere
Comicomelò – Makes & Remakes

Questo eBook e(-)libretto (Comicomelò – Makes & Remakes, autore Mauro Pascolat) contiene 23 racconti (e si badi bene: 23 è un numero cabalisticamente mistico, in verità ci sarebbe poco da scherzare…) con la pretesa di intrattenere il lettore in modo divertente e, come i dicono i critici surreali, con storie surreali, molte delle quali fanno fare incontenibili risate a denti stretti, fanno spanciare dal ridere, proprio, che a momenti uno cade dal tram dove.. sì, perché, chissà perché, pare che i lettori di ebooks (le statistiche ci dicono che sono in costante, ineluttabile aumento) prediligano leggere sui tram, specie le donne fra i 30 e i 40 anni con una mano al passamano e l’altra al kindle (e sorridono… sorridono intente in tanto…), tutti con i loro bravi ereader in offerta speciale, con i margini delle pagine sdentellati, giustificazioni da spavento and all that jazz, insomma.

Ma dove eravamo rimasti (sperando di esserci rimasti)? O meglio ancora: dove eravamo partiti? Bene: roba da ridere. Tutti vogliono ridere e nessuno vuole piangere; è vero che le statistiche ci dicono che è meglio ridere che piangere, ché ridere ti allunga la vita (e se uno – per esempio un personaggio del TEX – è stanco di vivere? Sai… quando Tex gli chiede: “Stanco di vivere?”), ma è una dannazione, quando si pubblica (ossia si rende pubblico) un qualcosina, dover attirare i 400 lettori che, sempre secondo le statistiche, leggono libri nel Paese del sole e delle sòle, con parole chiavistello tipo “libro da ridere“, “racconti che fanno ridere“, “storie divertenti“, “umorismo“, e ancora quelle stramaledettte “risate a denti stretti“, “satira“, “satira politica e di costume” “satirici“, “barzellette“, “la sai l’ultima?“, “che ridere quel libro!“, “libro forte“, “libri contro il potere“, “libri colmi di parolazze” ma “che fanno riflettere sul malcostume“, e, ultimo ma primo, libro carinissmo (asso nella manica della critica dernier cri avant la fusillade) ecc.

Viceversa, in questo ebook c’è poco da ridere, benché non ci sia granché di cui piangere. È una disgraziata catena melodrammatica, ti scassa i nervi, devi continuamente chiederti “Ma chi è questo? Cosa vuol dire ‘sta roba qua? Ah, magari sarà simbolismo, come dicono i critici simbolisti, simbolistici e simbolici (la plus parte)…”. Codesto eBook ti fa venire il mal di testa: 1) perché devi leggerlo con l’e-reader; 2) perché sì. Tipo Gadda o Manganelli.
Hanno ragione le studentesse universitarie nel lamentare: “Ziocaro, sto Gadda mi fa venire le palle, come Giois“; “Che palle questo Deleuze: non si capisce una mazza, fa venire la palle ai ginocchi”. Ma fortunatamente beccano 30 / 30 e lode.

(Qua si stenta a venire al dunque, e dunque):

23 racconti, anche se ce ne sarebbe un 24° consistente nelle NOTE (VIRTUALI) DI QUARTA DI COPERTINA in stile deleuze-iano, atte a tenere lontano il lettore, in modo da portare a 399 il numero complessivo dei lettori italiani — e poi a 398, 397, 396, e via di seguito, fino a un bello 0 (zero) rotondetto.
Ecco dunque le note di quarta ufficiose (che ci siamo ben guardati dall’inserire nel libro). Le note fanno quasi quasi un racconto a parte, che si potrebbe appropriatamente intitolare:

Il 24° racconto: le note di quarta di copertina

(con sottotitolo più che mai adeguato)

Fra Deleuze e Rewordify

(Da spezzare):

Comicomelò parte prima:

Percorsi da suggestioni filmiche nella forma di richiami-rimandi a situazioni e personaggi (spesso) riconoscibili, e il cui monopolio è minacciato da infiltrazioni narrative di vario segno, i racconti compresi in questa raccolta sono convegno di mostri (monstra) vecchi, nuovi e futuribili, 23 anelli di una melodrammaticacatena della costernazione” (è il titolo del primo segmento) che si snoda incerta circa la propria reale natura, tuttavia destinata a un’inevitabile metamorfosi comica.
Lungo questo percorso ci imbattiamo in caratteri bisognosi della nostra solidarietà per affrancarsi da un universo pateticamente doloroso, mendicanti un riscatto dall’opprimente dubbio – di per sé logicamente sovversivo – “che cosa si può dire che non sarà già stato detto?”, quesito la cui unica risposta, nell’ipotesi più benevola, è un moto di ilarità.
Non si può però escludere che i nostri volenterosi intrattenitori ne siano sufficientemente appagati e che la loro percepita assenza da se stessi, l’ostinata latitanza dal tempo-durata corroborata da un linguaggio-memoria che afferma quale sola consistenza il rifacibile (remake, liberamente detto), finiscano per mettere in imbarazzo l’umanità del fare e del creare, interrompendo in ultimo l’ameno patto di complicità con il lettore. Che non si vuole spaventare ma con ciò preparare ad incontrare, in questo conflitto di makes e remakes, individui e peripezie appartenenti al dominio del “ce l’ho, manca”, fra cui:

(Comicomelò: parte seconda)

lo slow burn del primo anello della detta Catena,

il detective Pinkfinger (altrove “Ditarosate”) che non vedrà mai realizzato il sogno di una sfida al più celebre Goldfinger,

un tenente colonnello (generale? macché) Custer ospite di un centro rehab,

l’Apocalisse di Giovannin Senza Paura,

le vostre/nostre nonne incomprese,

Norman Bates ravveduto (?),

l’impegnativa e cavillosa gara a distinguere fra “liberalizzare” e “legalizzare”,

King Kong e i possibili difetti di una moderna democrazia,

cosa può succedere a frequentare una scuola serale di portamento,

il “sì lo voglio” di Molly (Bloom) nostra finalmente disvelato,

l’uomo è il migliore amico del cane,

inediti message boards dell’IMDB,

aspiranti fondatori di repubbliche di banane alla banana,

ritratto dell’Uomo Forte,

perché un papa senza nome (tandem!),

esemplificazione di micro-sceneggiatura di un remake filmico a regola d’arte,

un van Gogh di dubbia attribuzione,

l’infinire e altro non anticipabile.

Ma ora che proprio il tempo, questa invenzione senza futuro, pare stringere peggio che una tenaglia, è meglio spicciarsi, fratello mio che tieni il sacco: in fretta, si va!

Comicomelò – Makes & Remakes
E vai!

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