Dimostrazione dell’inesistenza della Divina Commedia

Enigmistica creativa

Dimostrazione dell’inesistenza della Divina Commedia
Dalla lavagna sita nell’Auletta Océan (vedi più avanti) trionfano il primo verso della Divina Commedia e la funambolica, spettacolarmente inquietante figura di Jacko Witty. Nella padella, con copertina in marocchino rosso, i resti semicarbonizzati di una bella quanto illusoria versione dell’opera dantesca e della “sua (a questo punto) inutile storia” (marsiano, in Esegesi di “Cheating the Ferryman”, maggio 2017).

Sta destando scalpore, sta facendo rumore e, in taluni ambienti accademici, sta suscitando furore e tremore (ai polsi) la notizia che il linguista, enigmista creativo, provocatore culturale e critico d’arti 1 amatoriale Jacko Witty starebbe per intraprendere un tour di conferenze (ciascuna approssimativamente di durata pari ai minuti necessari a leggere quanto inappellabilmente dettagliato più sotto) sul tema “Dimostrazione dell’inesistenza della Divina Commedia”, da tenersi nei principali atenei di Andorra, Liechtenstein, Malta, San Marino e presso ciascuna delle Sette Porte di Tebe.
Nel corso di un’anteprima riservata a pochi primi non eletti svoltasi nell’Auletta Océan adiacente un casino di caccia di Principi e Cipesse nella Principalità di Monte Carlo, il versatile studioso per diletto ha così esposto, senza troppi tagli d’accetta, la sua tesi:
«Non andrò per le lunghe. Il presunto primo endecasillabo (a maiore) della Commedia dantesca è noto a tutti – bontà mia.
Iniziamo a smontare l’illusione che tale opera possa esistere a partire dal primo emistichio, “NEL MEZZO DEL CAMMIN(O)”.
E si mette subito male per Dante, il quale pare voler darci ad intendere che “NEL” è un “mezzo” del “CAMMIN(O)”.
Anche senza essere – come me – ortopedici, è indiscutibile che mezzo principe (motore primo) del cammin(o) è il PIEDE, e non certo una preposizione articolata 2 qualsiasi.
Ecco servita la prima frittura, quella di “NEL”.
Soffermiamoci ora su “PIEDE”, il vero mezzo del cammin (cammino – e poi basta specificazioni esplicative superflue).
Scomponiamo, secondo i principi dell’enigmistica creativa, il termine PIEDE. Eccone le conseguenze:
PIEDE “P” (o “Pi”) è D (appartiene a) “E” = EAP 3.
Orbene: che cosa possa farsene di un “EAP” una persona di mente e costituzione sane, andrebbe chiesto all’Allagheri di Bellincione e Bella, dopo aver trasmigrato in qualche realtà alla matrixiana.
Tali realtà (come adombra marsiano) serviranno magari da conforto (consolazione) alle anime pie, ma hic et nunc non pare esisterne traccia. Pertanto, giù in padella pure EAP!
A questo punto: rimanessimo vuoi anche con un pugno di mosche, ci sarebbe di che faticare in una dissertazione in bilico fra la scienza ortopedica (pugno) e quella entomologica (mosche). Fortunatamente, resta soltanto da dimostrare (impresa risibile) la non esistenza del secondo emistichio del nostro fantomatico endecasillabo, ossia DI NOSTRA VITA – sempre applicando gli estri dell’enigmistica creativa.
D” “NO”: e la negata “D” va a farsi friggere.
Segue infine la parte apparentemente più ostica: STRA VITA.
Poiché intendiamo liberarcene scientificamente e con essa delle sofferenze a questa illusione legate, l’ultimo scoglio (fuori dall’apparenza) si supera che è un piacere.
Scomponendo pertanto i fattori fonetici, la formula risultante non potrà che essere
“S” TRA “V” “ITA”.
Come rileveranno anche i blesi, la “S” non può stare “TRA V”; anche ammettendo il paradosso di una “S” TRA due “V”, essendo la “V” “ITA”, eccoci di fronte a un bel nulla.
Il primo verso della Divina Commedia non esiste. Il nulla, per quanto bello, può avere un seguito in altro che non sia nulla?
Abbiamo così dimostrato l’inesistenza della Divina Commedia» 4.


1 Dato il suo interesse per gli arti minori (ovvero inferiori) in special modo il piede. Fra i suoi diletti a tempo perduto, anche l’ortopedia contromanieristica.
2 Non si pseudoargomenti con la faccenda artus articulus. Non stiamo, qui, a soffiare fiaschi.
3 “À” e “HA” per l’enigmistica creativa si equivalgono.
4 Gli irriducibili e i librai scolastici avranno gioco facile – dimenticando per falsa coscienza e per loro convenienza l’organicità inscindibile delle tre cantiche – nel protestare tutt’al più la semplice dimostrazione dell’inesistenza dell’Inferno.
Vae eis!, se Jacko Witty vorrà dar loro soddisfazione.

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