L’uomo che pensava a te

Alternativa individuale

L'uomo che pensava a te

Un uomo, tale Creto Piccolo, aveva, a un certo punto della sua vita, preso una curiosa abitudine, che riassumeremo di seguito.
Verso le 8 antimeridiane il Piccolo andava al lavoro (faceva l’usciere part-time, la mattina presso una sede provinciale del pd e il pomeriggio, per arrotondare, svolgeva le identiche mansioni, ma come usciere presso una sede, sempre provinciale, stavolta dell’ncd 1) con la testa sgombra di pensieri. Nel momento esatto in cui prendeva servizio al pd, ecco che iniziava a pensare a te. Non faceva altro fino alle 12, ora in cui staccava per la pausa del pranzo (durante il quale non pensava a te), fino alle 12 e tre quarti.
In 15 minuti raggiungeva a piedi la sede dell’ncd e alle 13 in punto, timbrato il cartellino e accomodatosi su una sedia (avuta in prestito dallo studio dentistico situato nello stesso stabile) presso l’entrata della sede dell’ncd, ricominciava a pensare a te.
Il pensiero di te non lo abbandonava fino alle 18.30, ora in cui, restituita la seggiola allo studio dentistico, poteva dire conclusa la sua giornata lavorativa.
Ma non appena si metteva in cammino per tornare a casa, ricominciava a pensare a te. In altri termini: tornava a casa e pensava a te.
La sera, saltata la cena perché impegnato a pensare a te, telefonava alla morosa per scambiare due chiacchiere e magari darle un appuntamento da qualche parte per fare qualcosa. Per l’intera durata della telefonata, tuttavia, Creto pensava a te.
La morosa gli chiedeva (ben guardandosi dal rivolgergli diminutivi e/o vezzeggiativi): “Creto, dove vuoi che andiamo? A mangiare una pizza e poi al cinema? Danno un film di, con e per idioti, di quelli che ti piacciono tanto, con Ben Stiller, mi pare… o con quell’altro… come si chiama… quello che fa quelle boccacce da scemo che ti fanno tanto ridere e tanto bene… ce l’ho sulla punta della lingua… ah, sì! Jim Carrey… Ti va?”
Creto, con la testa chissà dove e per giunta totale preda del pensiero ossessivo di te, non rispondeva. La morosa, allarmata, faceva: “Creto?… Ci sei?…”
“Oh, scusami… è che mi ero un attimo distratto… stavo pensando a…” e naturalmente, non potendo dire che pensava a te, all’insistenza della morosa: “A che cosa stavi pensando, eh? Dimmelo, Piccolo mio… Stavi pensando a?…” rispondeva: “Stavo pensando a… a te!…” mentendo spudoratamente, ma allo stesso tempo dicendo spudoratamente il vero 2.
(Qui la storia, alla luce del paradosso evidenziato in nota e della situazione prigioniera dell’aporia, si dovrebbe concludere, giacché nulla rimarrebbe da aggiungere. Nondimeno, vediamo di perseverare).
Il suo film preferito era, in testa a tutti, Mamma, ho perso la fede, più il primo sequel Figlio mio, non dirlo a tua moglie: comprane una provvisoria e incrocia le dita (ma prima infilati la fede, e al dito giusto, mi raccomando, sennò desti sospetti), nonché il secondo Mamma, ma che hai capito? Intendevo la fede religiosa, e infine Bello mio, perché non ti sei spiegato meglio? Sei proprio una testa di rapa, io non posso aiutarti.
Guardiamoci in faccia: questi film non esistevano, non erano mai esistiti; nemmeno ai due attori menzionati – o a chi altri per loro – sarebbero venuti in mente titoli tanto stupidi. Eppure Creto (che se li era inventati credendo che la morosa – e magari, chissà… te – li trovasse divertenti) vi insisteva, ne aveva fatto un cavallo di battaglia di una sua verve umoristica molto ma molto presunta. Tanto gli bastava. Gli bastava anche la risatina forzata della sua morosa, pur sapendo che un giorno la poverina avrebbe raggiunto il limite della sopportazione e probabilmente lo avrebbe lasciato come un cane bastonato per vedere se nel mondo ci fosse qualcosa di meglio. In fondo, quando lui le chiedeva: “Mi trovi divertente?” (e pensava a te) sperava che, anziché un vago mugugno consolatorio, presto o tardi la ragazza glia avrebbe sbattuto in faccia il telefono, urlandogli disperata – e finalmente usando il diminutivo che aveva sempre evitato: “Basta! Non ce ne posso più di te e delle tue stupidaggini, cretino che non sei altro! Non farti mai più sentire in vita tua, e soprattutto mia!”
Ecco che cosa agognava in verità Creto. Di liberarsi di quella palla al piede, delle proprie paradossali menzogne, per sentirsi finalmente libero e con la coscienza a posto.
Soltanto allora si sarebbe sentito se stesso, o se non altro meno qualcun altro che non sapeva chi fosse. Avrebbe anche lui riagganciato, con calma, e poi, spente tutte le luci, si sarebbe buttato sul letto, avrebbe chiuso gli occhi e avrebbe cominciato a pensare a te con tutte le sue forze, magari sperando che quella te si sarebbe concretizzata lì davanti a lui, a suoi occhi chiusi. Il che, di solito, non avveniva. Tutt’al più Creto poteva godere di straordinarie allucinazioni, fino al punto di immaginare se stesso scuotersi dalla sua fantasia de li nervi e mettersi alla ricerca di una katana (che in quel tugurio non esisteva) da dare in testa a qualcuno. Il primo che gli veniva in mente era lui. Recuperava una sufficiente lucidità solamente nel momento in cui l’istinto gli suggeriva che con quell’atto si sarebbe negato per l’eternità la possibilità di pensare a te. Ben sapeva che l’illusione è l’ultima a morire, anche se fatta a pezzi: è come quegli esserini inspiegabili – rifletteva Creto – cui ricresce la coda, puoi tagliargliela anche un milione di volte.
Fortuna che arrivava il mattino e il richiamo della vita.
Dunque: non sarebbe mai guarito dal suo tormento? Si sarebbe cioè mai sbarazzato di pd e ncd 3?

Parà para pappa / Parà para pappa / Parà para pappa / Parà para pappa


1 Quando queste due complesse organizzazioni partitiche esistevano ancora.

2 Alla faccia dei tentativi di dare soluzione il paradosso del mentitore, Creto non si rendeva conto di aver aperto una questione filosofica che, se portata all’attenzione dei maggiori pensatori viventi, avrebbe scatenato un putiferio, in quanto il paradosso è inattaccabile. Lo stallo definitivo.

3 Poco importa che, improvvisamente, l’ncd si trasformasse in un’alternativa a se stesso.

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