Reverendum Day

La democrazia non è un’opinione

reverendum Referendum Day
I kelli chiamati alla consultazione referendaria attendono il loro turno per recarsi alla cabina. Chi è silenzioso e riflessivo, chi discute (chissà di che), i più precipitosi precipitano nell’abisso. Turbolenti e bastian contrari hanno avuto da ridire sulla formulazione del quesito, a loro avviso a dir poco nebuloso, a dir tanto capace di influenzare l’opinione dei votanti. La scheda, in effetti, presenta possibili anomalie grafiche.

Nel fazzolettìn di prato si è svolto ieri, 24 settembre 2016, senza tanti clamori e con appena qualche inevitabile incidente, il Primo Referendum Affermativo voluto da Grandpa Rapagal al fine di sondare fra la popolazione più giovane (avevano diritto al voto i kelli di età compresa fra gli 0,003 kelli e gli 0,006 kelli – ossia, grosso modo, fra i 14 e 17 anni umani) il grado di devozione patriarcale presente nel territorio.
Per massima precisione, si è trattato di un Referendum riveritivo (aggettivo coniato da Grandpa), perciò ufficialmente denominato Reverendum.
La consultazione è stata preceduta da una minuziosa preparazione e da complesse riflessioni antropologico-legali da parte di Grandpa, assistito dall’opportuno mutismo dei figliuoli sua, i kelli 0,014.
Inizialmente il quesito referendario doveva avere la seguente forma: “Volete voi più bene alla mamma o al papà?” al quale, tramite scheda, gli aventi diritto avrebbero potuto rispondere barrando le caselle SÌ oppure NO.
Temendo brogli e furbate dei soggetti più turbolenti, si è in fine optato (come testimonia l’immagine) per la seguente domanda:

Vuoi tu meno o più bene alla mamma di quanto ne (tu, sempre) vuoi (o voglia) al papà o più o meno bene al papà di quanto ne vuoi (o voglia) alla mamma?
O viceversa?

Grandpa aveva visto bene. Non appena, qualche mese fa, fu diffusa la notizia del futuro Reverendum con il testo del quesito, tutto un apriti cielo da parte di disfattisti, sabotatori e sobillatori, contestanti – con argomenti inconsistenti – una presunta oscurità del testo nonché un malcelato tentativo di eterodirezione. Al coro lamentoso si sono uniti persino i coolie, ai quali, per altro, la Legge del gran-ducato non consente di esercitare il dovere del voto, in quanto semplici ospiti, ora graditi ora sgraditi.
Ad ogni modo, i kelli aventi diritto a dire la propria sul quesito gentilmente proposto da Grandpa (in tutto 24 individui) si sono messi civilmente in fila fin dalle prime luci dell’alba nella sezione del fazzolettìn inizialmente deputata alle operazioni di voto.
Chi è pratico del nostro inutile blog, sa quanto limitata sia l’area occupata dal gran-ducato. Pertanto, non riuscendo a reperire spazio sufficiente per la collocazione del seggio (o cabina), l’ambasciatore kello 0,011 ha inoltrato cortese richiesta all’adiacente Principalità affinché Essa mettesse a disposizione i pochi kelli quadri necessari alla sistemazione della detta cabina (o gabina, come dicono là). Nessun problema.
La struttura è stata impiantata al limitar del territorio monegasco, in prossimità di un dirupo che – Fortuna vuole – ne guarda in faccia uno analogo al limitar del fazzolettìn di prato.
Per favorire l’accesso dei votanti oltre l’abisso sottostante (ricordiamo che i kelli, nonostante l’aspetto, non hanno la capacità di volare), le autorità dei due territori hanno provveduto a collegare i due punti gettando un ponticello sospeso in legno, assicurato, alle rispettive estremità, a due forti piloncelli, anch’essi in legno. Niente esibizione di grandeur, per carità: l’essenziale per consentire il transito al seggio.
Disgraziatamente, nella concitazione, nella comprensibile foga di votare, in qualche caso per imprudenza, leggerezza, scapicollaggine, 8 kelli sono precipitati nel vuoto, perdendo verosimilmente la vita. Una lezione per il futuro.
A dispetto dei sinistri, l’esito del Reverendum può dirsi soddisfacente. Ecco i risultati della consultazione:
votanti effettivi: 16;
: 0;
NO: 0;
schede bianche: 0;
schede nulle: 16.
A giudizio degli analisti, l’alto numero di schede non valide va ascritto in parte all’incapacità dei chiamati al voto di comprendere il quesito (ignoranza congenita) e in parte al disfattismo. (Di colpi di becco con i quali essi avrebbero dovuto segnalare la loro propensione per il SÌ piuttosto che per il NO, e/o viceversa, non c’è traccia all’interno dell’apposito quadratino. Molte schede sono apparse sforacchiate come a casaccio e/o strappate, specie agli angoli delle stesse).
Pertanto, al faro di quanto lumeggiato dalla Legge ex lege, le schede nulle ritenendosi vagliande dalla discrezione dell’indicente il referendum (leggasi Reverendum) affinché questi possa disporne dell’attribuzione alle parti, e avendo Grandpa Rapagal propeso per la superiorità inespressa ma sottintesa (sic) della devozione al padre, è stata decretata vittoriosa, quod erat demonstrandum, la tesi che i votanti vogliono più bene al papà che alla mamma.
Tanto si doveva alla democrazia del padre forte in data 25 settembre 2016.

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