Dasein

Uno stato mentale

Dasein - La vita è uno stato mentale

L’istante preciso in cui il signor Caso sembra aver terminato, insieme al suo racconto, ogni sua chance e con ciò posto fine al suo dasein 1.

Colui che pareva l’elemento più carismatico (e perciò il capo) della piccola ma mordace teppa, quando gli ebbi posto la mia domanda: “Potreste dirmi dove posso trovare un giardino per lavorare?” così mi rispose:
“Chi è che t’ha mannato, bionno? Nun sarà stato Martin, quer rotto in culo stronzo de mmerda?” mi chiese rabbioso.
“No. Il signor Heidegger mi ha detto che io devo lasciare la casa del vecchio. Sapete… è morto”, replicai pacatamente.
“Sì, è morto sto cazzo… Stamme a sentì, more’. Mo’ vai a dì chiaro e tonno a quer cojone che io nun me faccio pijà per il culo dar primo pischello d’un fattorino. Se lui scià quarcosa da dimme, lui arza er culaccio suo e viene qui dar sottoscritto. Chiaro?”
Infine, dopo avermi invitato a spostarmi chiamandomi “bionno”, agitando un coltellino precisò che se non l’avessi fatto, mi avrebbe riempito il culo di buchi (“busci”). E non tagli: proprio buchi, disse.
“Se vedrò Martin, gli riferirò il suo messaggio”, gli assicurai, prima di ottemperare alla sua seria intimazione
“Ecco, bravo”, fu il commento con cui il piccolo capobanda chiuse il caso (o incidente).

Fu forse allora che si rafforzò la mia convinzione che la vita è uno stato mentale. Inoltre, io ero brizzolato.


1 Invece non è così, dato che, l’istante successivo, Peter Sellers abbozzerà un sorriso. Ciò a ulteriore dimostrazione che la vita (o esistenza) è uno stato mentale.
L’immagine è un’elaborazione di uno dei fotogrammi finali del film Being There, 1979, Ashby (passi per il titolo della versione italiana, ma che i germanici, avendo a portata un’occasione così ghiotta, traducano Willkommen, Mr. Chance, è una vergogna. Fonti fantasiose parlano di anni in cui la moderna cultura tedesca era in bilico fra prosecuzione del processo di parziale rimozione del signor Heidegger e sua misericordiosa riabilitazione – o quantomeno, in tanta controversia, chiusura di un occhio). Lo stesso si potrebbe dire della narrazione, ispirata dai dialoghi e in particolar modo dagli infiniti inciampi del monologo conclusivo (escluso dal girato definitivo) di Sellers.

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