Brit it!

Rule, Britannia! is Out of Bounds

Brit it! Rule, Britannia! is Out of Bounds

Presso il Centro Nazionale Fuga à La Carte in Soho (Londra) il sergente-cameriere Scott Iattevenne 1 (che esibisce sulle spalline grado e sigla di qualifica RW, Royal Waiter) ha appena terminato di leggere ai coniugi Youkay il cosiddetto “menu di uscita” (o “ultima cena in Britannia”): “È possibile scegliere fra anatra al Transvaal, zuppa Pequot, spaghetti ‘Scott’ Bechuanaland, riso bollito al Punjab, pollo alla diavola di Tasmania, cervella di macaca del Niger. Il contorno non è previsto, ma come dessert si consiglia il big boero (completo di ciliegia e alcol denaturato) e un succoso mandarino dell’Orange. Infine, forse fuori contesto ma bomba della casa, Pizza Crepe ’e Nappule 2”. Come si può osservare, la scelta degli Youkay non si fa attendere.

Scrive Hans Johann Tollwütigerhund, retrostorico monacense moderato di centro-destra (e all’occorrenza di centro-sinistra) in uno spumeggiante e puneggiante articolo (intitolato “Brit it!3 e sottotitolato “Die Huhre war!4, entrambi con punto esclamativo funzionale) che uscirà in allegato (nella forma di un grazioso fascicoletto in bocca a un bulldog in procinto di recapitarlo al padrone – e che, agitando, emette il suono “slap slap”) al prossimo numero della rivista di geopolitica e complessità storica “Die Neue Paraneue”:

Dopo aver fracassato i “cullions” (termine caro allo Shakespeare: “Avaunt, you cullions!”) nei secoli dei secoli ai 5 continenti e ai 4 venti, il Regno (M)Unito di volontà popolare abbandona l’Europa.
Avaunt!, dunque, per quanto ci riguarda.
Dopo aver illustrato la storia di missioni coloniali, praticato imperialismi imperativi (è destino di un Impero), persistito nella marcia (e poi guida) a sinistra, dopo aver rintronato (e parzialmente contagiato) mezzo globo con piedi, pollici, alluci, iarde, galloni, gille, pinte, niñe e santemarie, acri (odori), once (upon a time), pence, tuppence, eglippence, scellini, fart(h)ings, groatti, nobili, sovrane, pig-ghinee, coronette, monete poligonali, col buco in mezzo, col buco intorno, quid(s), bobs, bits, la Gran Britannia ci pianta in asso senza aver dato una spiegazione in merito al senso di questo minestrone metrico e monetario. (Certo, nessuno pretende che venga resa piana la motivazione ultima e intima dell’andar per colonie, e soprattutto della guida a tutta mancina).
Dopo essersi appropriata indebitamente di Swift, Sterne, Yates, Joyce, Beckett, giungendo al punto – nel pieno delle secche – di defraudare gli irlandesi finanche di Augusta Lady Gregory, diversamente i programmi d’esame degli studenti universitari di Lingua e Letteratura Britanniche si concentrerebbero magramente su Ian Penicillina Fleming, Sir Arthur Conan il barbaro Doyle e un pugno di altri pellegrini (non si contano gli atenei in cui si saccheggia persino l’ex colonia americana, facendo passare, ad esempio, – con la il pretesto della naturalizzazione –, Henry James per britannico); dopo aver imposto all’universo la mediocrità del sopravvalutato, priapico, mancato ladykiller, vendicativo Sior Alfred Hitch-Cock, insieme alle avventure della Famiglia Irreale (dai balletti aborigeni di Tramway Horse Charlie, alla consorte incidentale sua Diana, fino agli exploit dei due figlioli cullions, Willie the Pip il pelato sciuparinghe e Harry Accoppatalebani il Roscio [‘Ne ho fatti fuori un tot, ma daddy cool hobby-hoss preferisce che farei il principino tutto a posto, magari con la svastika sulla canottiera’]); ecco: dopo tanto tuonar, Al Bione – senza manco salutare – molla l’Europa, destinazione ignota.
Si vocifera che l’Isola verrà caricata sul megagommone HMS Prince of Whales per essere affidata alle cure di esperti scafisti di origine keniota, nipoti di vecchi schiavi e forti come baobab, membri di forze speciali della Royal Navy.
Quale la meta del Regno (M)Unito del confortevole scafo? Tenteranno i liberti britannici di ripercorrere le secolari onde che in tempi remoti li portarono ovunque a insegnare e dar da vivere a genti di ogni sorta e razza?
Lo spazio, sulla carta (geografica) non mancherebbe: potrebbe l’India negare un cantuccio al suo antico civilizzatore? E l’Africa Nera? E tutto il ben di Dio giù nel Sud? Forse che Canada e Stati Uniti rifiuterebbero una dignitosa dépendance in qualche vergine area di Yukon o Saskatchewan, Arizona, Montana o Nuovo Messico? Australiani e neozelandesi si confermerebbero i vili che sono o potrebbero rivedere le loro posizioni? Non avrebbero grosse difficoltà, i britannici, ad accettare una seppur ragionevole compresenza aborigena. Poi uno se li liscia facilmente con qualche bottarella – di whisky, beninteso. La si vede dura, però…

Uscita dell’ex Maggiore di Londra, il neo-cullion Boris Karl-Off De Wall Polentina: “La Palestina. È pur sempre una ruota di scorta internazionale”. Passata la sbornia (per meglio dire: attenuata, trattandosi di condizione perenne): “Ripensandoci: anche se chiedere è legale e rispondere non vietato, ho forti dubbi sul senso dell’ospitalità degli arabi. E comunque la Palestina ci starebbe stretta; magari con una straordinaria jetée nel Mare Nostrum – e pregando scozzesi e gallesi di stringersi – alla fine, in teoria, ci staremmo tutti”. Con ulteriore ripensata: “Per altro mica è Nostrum, il Mare. Bloody hell! Ma dove avevamo la testa?”. Crollo: “Melius deficere quam abundare5
Una cosa è certa: partirà, il megagommone partirà. Il popolo ne è convinto per la stragrande maggioranza. Circa il 52 per cento. Il resto imparerà che cosa sia l’adattamento.
Dove arriverà il barcone condotto dai kenioti? Questo non si sa. Ancora. Per il momento, dunque, àncora.

Un nuovo canto sta gradualmente soppiantando Rule, Britannia! Non ha ancora un titolo, ma inizia con queste liriche:

Long as the boat sails on, just let it sail on
Long as the boat sails on, just let it sail on
(rip. ad libitum).

Fiducia e un misurato ottimismo non mancano. Per malissimo che dovesse andare, per i britannici si presenta un’occasione irripetibile, ossia, con un po’ di santa pazienza, partire per Marte, per scoprire, una buona volta, se su quel leggendario pianeta c’è vita, o almeno speranza e carità.

Quando, unito, il Regno se ne sarà andato per sempre, c’è da chiedersi se la Repubblica d’Irlanda, sola soletta a uno sputo di cingomma dal continente e a un tiro di V2 dalla Repubblica d’Islanda, soffrirà l’abbandono o invece farà nuove amicizie. Magari proprio con l’Islanda, sia in virtù dell’unica consonante che attualmente le divide, sia perché – dicono gli insonni sondaggi – gli abitanti di questa meravigliosa, tranquilla, indifferente, muscosa, lichenosa, fumosa, contraddittoria Erin dei ghiaccioli non hanno idea se essa faccia parte dell’Europa o di chissà che altro diavolo.

H.J.T.


1 Detto “Scotto” dagli avventori britannici per quella non rara forma di paternalismo e dileggio spacciata abilmente per espressione di simpatia e affetto per l’italiano e i suoi discendenti, seppur nati sudditi della Regina (e/o del Re) e regolari membri del Commonwealth, al cui sviluppo economico ed espansione non raramente impropria hanno nei decenni contribuito.

2 Verosimilmente Pizza Crêpe (ma non vi sono certezze, non esistendo, a quel che si sa, questo tipo di pizza a contaminazione francese), ma forse maligna allusione (è forse casuale l’uso del termine “bomba”?) ai bombardamenti alleati di Napoli (per massima parte avvenuti nel 1943) che pur annientando persone e cose, fortunatamente, su molti edifici lasciarono solamente tracce di sé nella forma di ampie crepe.

3 Uno dei tanti, felici puns presenti nell’articolo (anche se, foneticamente, eccepibile; ma noi le licenze le si spreca, le si). Lo spunto è dato dall’espressione “beat it!” (“vattene!”), che il retrostorico sembrerebbe maldestramente individuare come hapax legòmenon della lingua inglese rivelatosi nella canzone omonima di Michael Jackson.

4 Altro riuscitissimo gioco di parole, praticamente intraducibile, di cui vi proporremo uno dei due significati: “Era l’ora!”. Lasciamo il secondo ai vostri sfizi enigmistici.

5 In latino moderno: mejo nun allargasse n’antra vorta.

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