Il senso di colpa dello Sciacallo

Un giorno, fra gli ultimi, nella sua vita

Il senso di colpa dello Sciacallo
Lo Sciacallo neoromantico intorno all’anno 1984. Lo Sciacallo dandy Edward Fox e il suo fuorviante foulard sono ormai un ricordo lontano.
(Disegno di rapparagal [Mpt] esposto al Museo Prinz un Zessin, Sala delle Teste.
Se (e fortemente sosteniamo che non è vero che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”: questo lo dicono, collo ritorto a puntare la testa, cogli occhi, verso ère perdute, gli storici per impotenza di fronte all’inarbitrabile libertà dei geografi, che possono tranquillamente fare la geografia con quanto loro meglio aggrada, anche con i “qualormai” e i “conciossiacosaché”) una versione de Il giorno dello Sciacallo fosse stata girata intorno al 1985, in quella temperie di greve tormento introspettivo e tragedia artefatta recitata oltre scriteriate barricate di scettica illusione neoromantica, avremmo potuto godere di un finale come segue:

Lo Sciacallo si sente in colpa.
“Non deve sentirsi in colpa”, gli raccomanda la Legge.
Il neoromantico vuole sapere: “Quanti anni di galera mi darete?”
“Galera? La ghigliottina…” stupisce la Legge.
“Ma non s’era abolita?”
“Questo è vero, ma, oppressi dal senso di colpa, l’abbiamo ripristinata”.

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