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Un tremulo ed esigente problema

New Yorick New Yorick Un tremulo ed esigente problema

Il cronologo ricorda unicamente per brevi frazioni di tempo a venire. La sua mente è scarica (o vuota). Può essere attivata solo da una questione che voleste eventualmente porgli. Egli, avendovi dato una riposta, l’avrà subito dimenticata. Perché le cose vanno così, bisogna chiederlo a lui. Soddisfatta la vostra curiosità, rimarrà muto e – se riuscirete a toccarlo per accertarvene – freddo come un cadavere.

Per ottenere un consulto con un cronologo, tentare di fissare un appuntamento è una disperazione. La sua segretaria ricorda soltanto per fin troppo brevi attimi stati; quando, alla vostra chiamata, il telefono reagisce, la memoria dell’impiegata registra sì l’accadente, vale a dire lo squillo. Tuttavia, nel dubbio che lo stimolo sia lo scherzo archiviato nell’eternità, non sempre riesce a interpretare l’evento (o frammento di “stanca speranza”). Se però ciò accade, ella si concentra sulla cornetta, contemplandola a lungo, in (dentro a) un tempo che di volta in volta le giunge nuovo. Se, per errore o malafede, solleva la cornetta (causa il sospetto che questo sia il gesto preteso dal segnale), avrete l’impressione che ella abbia iniziato ad ascoltarvi, prendendo appunti circa la vostra richiesta di appuntamento.
Ciò non accadrà mai, giacché la donna dimentica gli attimi stati prima ancora che per voi siano futuri (o in sincronia rispetto alle vostre parole). Riaggancerà senza altre considerazioni. Non per questo il suo status di segretaria ne risentirà. Nessuno se la prenderà con lei, nessuno si sognerà di cacciarla dal suo posto, nessuno può ricordare o dimenticare perché si dovrebbe arrivare a un conflitto insanabile con la segretaria.

Quello che invece farete: andrete dal cronologo senza preavviso. Senza bussare alla porta. Passando indifferenti davanti alla scrivania della sua segretaria intenta a studiare il senso della propria presenza lì e allora.
Entrerete nel suo studio come attraverso un wormhole aspaziale/atemporale, il più delle volte finendo col trovarvi in un luogo qualunque: un bar, un molo, un ufficio anagrafe, il vostro garage, o addirittura lo studio stesso del cronologo. Difficile, ma può anche succedere. Una volta su tre, perlomeno.
Tentate un dilettantesco calcolo delle probabilità: una volta su tre potrebbe corrispondere all’eterno che sgomenta o anche all’eterno, secondo Borges più mansueto, raggiungibile con non soverchia difficoltà. In ogni caso, i due eterni potrebbero non desiderarsi comparati e con ciò mettervi nella più imbarazzante delle situazioni: quella di udire il cronologo sussurrarvi, guardandovi dritto negli occhi, l’ammontare della parcella. Voi di certo non capireste di essere già stati bell’e serviti; e che nulla o poco altro vi rimarrebbe da fare se non onorare la parcella. Con quell’aria scocciata. Tipico. E deplorevole.

Generalmente un cronologo non ama le condizioni e perciò il condizionale. Non ne ha concetto. Da ciò non consegue che ignori modi e maniere: vi inviterà a versare il dovuto alla segretaria. Leggerà contrarietà nella vostra espressione e non per questo vi punirà.
La segretaria vi accoglierà a braccia aperte, eppure stupita. La sua esperienza del tempo le impedisce di farvi pagare due volte la parcella e di rilasciarvi una volta la ricevuta fiscale. Piuttosto, come improvvisamente infatuata della vostra semplicità, vi spiegherà con mille stentate cortesie che il cronologo vi sta aspettando da giorni, forse settimane, o magari da pochi minuti. Non si spingerà – nemmeno lei – fino all’atto del rimprovero. Vi indicherà la porta dello studio, aggiungendo: “Non serve che bussi”. L’aggiunta è però tardiva: avete già bussato, violando una ferrea regola voluta dal cronologo, che stavolta vi castigherà, facendovi precipitare in un buco spaziotemporale affollato di vermi famelici.
Quando i vermi vi avranno spolpato trasformandovi in un cranio di Yorick privo del tessuto osseo, vi sorprenderete fino a un certo punto di essere qualcosa consistente in un buco nero (somma di tre o quattro buchi neri, che è naturalmente uguale a uno). Essere. Si fa per dire, povero Yorick!… Povero buffone in palmo al cronologo… Ecco il tempo del consulto! E quante domande, quante risposte, rispettivamente mal poste e sbagliate, dato che entrambi peccate di indecisione.
Ma ricordate (ricordate? e che cosa, di grazia?) sempre ciò che si è detto all’inizio: il cronologo ha memoria unicamente di brevi momenti a venire. Il che non significa brandelli di futuro. Questo lo pensate voi, empia alleanza dei buchi del cranio di Yorick… Che volevate sapere quanto tempo vi resta.
Vi farebbe meraviglia sapere fin d’ora che il tempo che vi sarà rimasto non sarà ancora stato pianificato? Perché questo – a saperlo interpretare – sarà l’opaco responso del cronologo.
“Deciso sì, però”, aggiunge questo particolare genere di infame, rendendosi conto di aver invaso campi altrui o forse di nessuno, visto che nessuno si interessa di decidere ciò che vi riguarda. Figurarsi – povere teste di Yorick – pianificare (ciò che vi riguarda)!
Ma in una dolorosa collana di attimi a venire, mosso a compassione da quelle perle che potrebbero essere stati i tuoi occhi e dalla propria disgraziata funzione di quantificatore delle smanie umane, cullandoti fra le braccia, si sentirà autorizzato alla sentenza:
“Cinque atomi di idrogeno: uno per mamma, uno per papà, uno per nonna, uno per nonno e uno per quel porco di vento”.
Tremulo, esigente problema sarai sempre stata per me. Adieu, adieu.

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