L’Infarto Quotidiano

Albe scialbe e tramonti tra morti

Infarto Quotidiano Albe scialbe e tramonti tra morti - dittico
Apodittico ipod-dittico: alba scialba (simil-siberiana) e tramonto in cui carduccianamente biancheggiano (pur senza urlare) morti (stecchiti). Uno di essi, non pago dei misfatti da commentatore compulsivo di blog compiuti in vita, tenta uno sciocco saluto.
(rapparagal, Museo Prinz und Zessin).

Nel gran-ducato ’un si sta mica con le mani in mano e i piedi in bocca, per Bacco! Tanto meno al Museo Prinz und Zessin, tempio della Bellezza e aspirante tempio dell’Armonia.
Ma diciamoci le cose come stanno: i visitatori non fanno a spintoni per godere della bellezza da infarto consistente nelle opere esposte (malgrado le statistiche falsate ci dicano che gli hit internautici sono milioni: esse non si attardano, in tempi frenetici come i nostri, ad analizzare e poi spiegarci che cosa sia un hit), né si ha notizia di tafferugli scoppiati fra i turisti per non perdersi altre iniziative di stampo culturale regolarmente tenute in quel luogo. Il traffico, insomma, è sotto controllo. Anche quello dei transfughi della Principalità, argomento più volte toccato – di più: palpato a manate morte – in questa vaga sede.
In frangenti particolarmente critici, quotidiani e siti quotidiani ben sanno come far aumentare la tiratura e gli accessi, “specie maschili” (azzarda un bieco doppio double entendre Grandpa Rapagal, forse in un momento di disperazione, a quanto pare rientrata immediatamente).
In teoria, lo sanno anche quelli del Museo. E, sempre in teoria, non avrebbero remore a cambiare radicalmente politica artistica ed espositiva, se non fosse per la policy del blog, che costringerebbe rapparagal a smanettare con il javascript (già impazzì con la cuchi policy) e altre diavolerie da infarto informatico per creare appositi avvisi e avvertenze (e solo per determinate pagine… ah, che pena…), nonché bottoncini che invitano i visitatori ad autocertificarsi diciottenni, pena, in caso di falsa dichiarazione, la dannazione eterna. Bottoncini capaci di stabilire il vero e il falso alla sola pressione del premente non sono ancora stati inventati (e qui ci si appella alle risorse leonardesche sia di ghiugl che di eevil – plas e non plas). Non è il caso. Tagliamo in questo modo la testa all’incolpevole toro.
Con noi la taglia anche il Museo Prinz und Zessin, convenendo che il caso sia piuttosto un altro: con il classico (ma sempre efficace appunto perché classico e/o viceversa) colpo di paraculaggine, consistente nel rivolgersi al Pubblico mediante l’Imperativo Magico (così scioccamente, a guardare in retrospettiva, trascurato da Kant, ché, fosse stato un po’ meno precipitoso, avrebbe completato una triade insuperabile), altrimenti detto CONDIVISIONE.
Sottolineiamo: sarà una banalità, ma è una banalità del Bene, meglio ancora: per il Bene, nostro e vostro (visto che condividiamo). Che cosa ci guadagniamo da questa comunella, amici nostri? Noi lo sappiamo, ma non ve lo diciamo; voi non lo sapete ancora e forse non lo scoprirete mai. Magia e Mistero. Anche questo aiuta a tirare.
Esiste qualcuno al mondo che non abbia fotografato un’alba? Si sa di essere umano che non abbia immortalato un tramonto? No, a tutte e due le domande. E lasciamo perdere l’eccezione costituita da quanti, come gli esuli della Principalità, non dispongono non tanto di un dispositivo fotografico quanto di un’alba e di un tramonto, ché l’eccezione nutre la regola.
Ecco dunque il cuore della sfida: inviateci le vostre riproduzioni fotografiche di albe e tramonti, che noi non ci limiteremo a esaminare ed eventualmente pubblicare; mobiliteremo tutti i pittori al servizio del Museo Prinz und Zessin, i quali, in caso di degnità della vostra opera, provvederanno a trasformarla in dipinto, successivamente da esporsi in un locale apposito (quasi certamente la Sala della Cipria, essendo la Sala del Moccio occupata fino a giugno inoltrato) a tempo indeterminato. I visitatori potranno apporre il loro commento al dipinto (o alla sua idea, cioè concezione) sulla parete dove esso risulterà appeso o, addirittura, sulla superficie del dipinto stesso. Questa, secondo gli storici dell’arte del gran-ducato, si chiama metacondivisione, e, sempre stando a costoro, non ha precedenti nella storia di ciò di cui si occupano (ancor meno in quella di cui non si occupano, quella dalle tante, mutevoli “s”). Tant’è vero che qualcuno parla già di rivoluzione nell’arte figurativa.
Unica limitazione alla libertà dei commentatori 1: è ammesso un solo commento al giorno.
Resta inteso che, una volta chiusi i battenti della mostra, i commentatori dovranno imbiancare le pareti e acquistare i quadri insozzati.
Pronta replica all’obiezione in agguato: grazie a quel benedetto di Walter Benjamin, potranno ovviamente acquistarne la riproduzione fotografica (alla cui realizzazione provvederanno con propri apparecchi).


1 E siamo certi che se ne conteranno molti, ma molti di più di quanti se ne contino qui.

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2 thoughts on “L’Infarto Quotidiano

  1. marsiano il said:

    c’è chi si è fatto da solo, e chi ha passato la canna.
    c’è chi si fa (solo) una volta ogni tanto, e chi si fa quotidianamente (in compagnia).

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