Ampolle-botti plastìc

pure (e?) fasci-nose

Passatismo anteriore nell’arte rifiutarola

Ampolle-botti plastìc pure (e) fascinose
Lunedì 21 marzo 2016, si inaugurerà, insieme a una lunga primavera, la personale dell’artista paraculo multimediale, ampollaio-bottaio, cuoco, sommelier e tentato puttaniere Gradascio Simercavecci (cognome evidentemente italianizzato e nome manipolato), intitolata probabilmente Ampolle-botti plastìc pure (e) fascinose oppure Ampolle-botti plastìc pure fascinose, non è ancora chiaro e non lo sarà mai.
La mostra, che si terrà presso la Sala del Moccio del Museo Prinz und Zessin, si protrarrà sino al 21 o forse 23 giugno 2016, verosimili date che segnano l’inizio dell’estate.
In questo lasso di tempo, rimarranno esposte le opere che finora non hanno reso celebre il Simercavecci, consistenti in gruppi di ampolle imbottate (ampolle e botti sono di materiale plastico, si darebbe indotti a credere. Ma nulla è detto).
Madrina della manifestazione sarà l’ormai anziana chansonneuse transalpina Lio, musa dell’artista finto italiano per l’avergli ispirato, con un celebre verso della sua unica chanson degli anni Ottanta del XX secolo, la specialità artistica che contraddistingue il già Smrkavec 1.
Lio taglierà personalmente il nastro dell’inaugurazione – anzi, lo morderà con la dentiera.

Nel corso della manifestazione funzioneranno fornitissimi chioschi con birra e salcicce.


1 I Simercavecci, noti vigliacchi e filofascisti, non ebbero mai l’ardire di riassumere, nel dopoguerra o nel dopo dopoguerra, l’originale cognome Smrkavec, per altro un appellativo loro dato dai compaesani per l’abitudine di pulirsi il moccio del naso con la manica. Nell’immagine, si possono infatti notare segni di moccio sulla manica destra dell’artista passatista anteriore con tensioni a un futurismo obsoleto, il quale non ha perso l’avito costume.

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