Le prime luci dell’alba

Lettere dalla bidonville

Le prime luci dell’alba Lettere dalla bidonville
Il fascio di luce proveniente dall’alba del dipinto non può investire kello Mamalic, schiavo illirico fratello del più pericoloso e alto Spartàxo, né tantomeno ferirne gli occhi in quanto protetti da occhiali a X (ma senza raggi). Stando al teologo Cluny, la X, date le sue proprietà intrinseche, dovrebbe sostituire anche le lenti a contatto. Le altre tele costituiscono ottimi saggi di pennellate a casaccio date in situazioni di semioscurità causate dagli spengitori di (prime) luci dell’alba.

Ci siamo visti recapitare, tramite posta ordinaria (ché noi non si dispone di acconto e-postale o di un form di contatti per timore di veder inoculato nel nostro blog il virus dello Starnuto nero), due lettere (contenute in due buste unte e in parte bisunte, recanti tracce di giallo d’uovo e pan grattato, il che, suggestivamente, potrebbe far pensare a uno di quei portenti alla sudamericana, ma, tecnicamente, alla milanese), rinvenute da kello Spartàxo (capo dì estrazione dorica degli Schiavi, in totale due con kello Mamalic, il fratello di origine illirica. Voci di affidabilità zero e rauche li vorrebbero – specie il primo – destinati a scatenare una rivolta nel gran-ducato) nella cassetta del Pane, situata al bordo est del fazzolettin di prato, a meno di uno schiocco di petardo dal Museo Prinz und Zessin.
Nel consegnarci le luride missive, lo schiavo ha sussurrato: “Strano che non le abbiano depositate nella cassetta dei virus”. Ci scusiamo per lui, che confonde virus con veleno. Esiste una cassetta dei veleni ma non dei virus.
Ad ogni modo, le lettere, a un esame appena superficiale, ben al di qua dell’intenzione minatoria, apparivano scritte – inutile espediente a scopo disorientante – con mano diversa da quella normalmente impiegata dai rispettivi autori per la stesura di un messaggio grafico. Non si tratterebbe però di mancini. Inoltre, le firme in codice (xYf e zWl), una volta decodificate, sono riferibili a Demanthumenci e Tullau, idoli (più che dèi) centrafricani del misirizzi e del saltamartino (che l’antropologia di maniera associa incoscientemente ai soliti rituali di fertilità, una bugia che funziona sempre), malamente venerati in agglomerati fangosi e bidonville.
Il contenuto di una missiva non differiva da quello dell’altra, e consisteva in una domanda: “Che cosa succede alle prime luci dell’alba?
Ragione avrebbe voluto che tanta miseria, strappata in pezzettini minimi, fosse successivamente trasmessa alla perizia di addetti della pulizia postale.
Invece, per proposta unilaterale di Grandpa Rapagal, facendo uno strappo alla carta e uno alla busta e investendo una ingente dose di volontà di pazienza, si è deliberato di dare riscontro a quei due idoli, affidando – per mancanza di recapiti – le risposte al vento (un po’ come fece Salvatore Adamo con la sue celebre Lacrima) e ben sperando.
Eccone, in sintesi contraddittoriamente completa, il contenuto:

Alle prime luci dell’alba scattano le manette ai polsi (saldi) dei malavitosi;
– alle prime luci dell’alba qualcuno rimane col cerino acceso in mano e con la sigaretta spenta fino a nuovi sviluppi (o ordini);
– alle prime luci dell’alba gli spengitori di luci speng(i)ono le luci, facendo sì che i pittori di albe siano costretti a dipingere nella semioscurità, e a riempire tele e tele di pennellate a casaccio (almeno tre di queste opere sono conservate presso il Museo Prinz und Zessin);
– le prime luci dell’alba, una volta spente, non si riaccendono. È astrofisicamente impossibile. In merito, esiste un trattato dell’abate Piergeorgy di Cluny. Il quale, applicando uno strappo al trattato, precisa che esse, fortunatamente, si riaccenderanno sì, ma solo entro e non oltre (dunque non prima de) il mattino (o alba) seguente, quando la Natura avrà fatto il suo corso.
– “E se Dio vuole”, si intromette pungente il Passante di Mestre, il quale, pure, ben sa che Dio, non esistendo più (o non meno) di quanto esistano quegli idoli centrafricani, sa, di conseguenza, che Dio non può volere (sfiorando il delicato tasto che batte sulla potenza della volontà).
– Piergeorgy di Cluny, pur teoreticamente d’accordo col Passante, ingaggia con lui una disputa. Il secondo, recepitala, contrattacca con una stringa di paradossi che mandano in bestia il religioso piedemontese.
– Si odono rumori indistinti, come di un cozzar di lance spezzate e di cader di spade che, mal impugnate, resistono alla presa.
– Questo finale, che dà l’impressione di una battaglia medievale o di una (meno bellicosa) giostra sportiva, ha luogo dopo le prime luci dell’alba, in una frazione del giorno che non ci vede preparati alla descrizione degli eventi. Di più non vi sapremmo dire. E forse, certamente, non ne siete realmente interessati.

Cordialità.

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