Aerofagia

L’uomo che mangiava aeri (e poi aerei)

Aerofagia L’uomo che mangiava aeri (e poi aerei)
Nella telefoto ben proporzionata, si può notare facilmente l’uomo che mangiava aeri nella seconda fase del suo progetto di vita e sostentamento, cioè mentre mangia aerei, ricchi di ferro, polimeri, benzina e passeggeri. Non sfugga, in piano minimo, il millepiedi termine di proporzione. (Lo skyline, in realtà, ha una valenza simbolica).

Un uomo era alto circa 20,000 piedi (dove la virgola sta per punto), cioè a dire come, più o meno, 20 millepiedi (se non ci credete, fate un raffronto con il millepiedi nell’immagine). Data questa sua altezza – o quota – aveva difficoltà a nutrirsi. Per bere non era un problema – sempre che piovesse, ovvio.
Perciò, un giorno, decise di cominciare a mangiare aeri. Tuttavia, stando alla Treccani, un aero è il “primo elemento di parole composte, appartenenti soprattutto alla terminologia scientifica (anche latina), derivate dal greco o formate modernamente, nelle quali significa «aria»”. Evidentemente, mangiare aria non era indicato per riempirsi la panza, giacché, fra le varie conseguenze e disturbi, può far venire finanche il meteorismo.
Infatti quest’uomo fu colpito da meteorismo e poi da meteoriti. Un apparente vantaggio fu che la NASA gli offrì un contratto, a tempo determinato, come intercettatore di meteoriti. L’uomo ci riflesse sopra qualche giorno e poi declinò la cortese offerta, per due eminenti motivi:
1) Essendo fortemente politicizzato (come si nota dal basco cheguevaresco, ma portato male, tipo alla francese), non ne voleva sapere di fare il precario;
2) I meteoriti, quando ti colpiscono, ti rendi conto che non sono bruscolini. Infatti, un altro uomo, suo amico di infanzia, che era alto normale tipo nella media, faceva tranquillamente l’intercettatore di bruscolini, da cui veniva colpito senza problemi. Inoltre, si nutriva dei bruscolini stessi (come da contratto – e a tempo indeterminato, si badi bene).
La NASA gli replicò secca: “D’accordo, ma poi non venga a dirci…”
Infatti, l’uomo non venne e non andò a dirgli (o dire loro, più politicamente corretto).
Viceversa, spinto dalla disperazione e assicuratosi che nessuna legge e/o decreto legge e/o regolamento lo vietava, cominciò a mangiare aerei.
Ben presto si congratulò con se stesso per la brillante idea. Gli aerei (benché i libri di aereonautica lo nascondano vigliaccamente) sono molto nutrienti, in quanto ricchi di ferro, polimeri, benzina e passeggeri.
Sicché viveva abbastanza felice e contento, con quel suo basco in testa.
Un giorno, tuttavia, arrivarono quelli del NAS, impegnati in un controllo di routine per vedere cosa succedeva di bello in generale e nel cielo in particolare. Alla fine delle loro indagini, redassero un rapporto in cui si evidenziava come, molto spesso, gli aerei sono sofisticati, il che può causare problemi a chi li mangia.
Informarono debitamente l’uomo che mangiava aerei del rischio che correva, precisando: “Noi la abbiamo avvisato”, dissero sbagliando un po’, perché sarebbe più corretto “avvisata”, “perciò poi non ci venga a dire che non l’avevamo avvisata”, dissero correttamente, stavolta. Uno dei NAS, poi, volle aggiungere per sicurezza: “Uomo avvisato, mezzo salvata”, e qui, nella foga, ci scappò di nuovo un erroruccio di concordanza. Ma niente di grave, dài.
Quest’uomo che mangiava aerei si diede per avvisato e mezzo salvato. Ma solo mezzo. Difatti, un brutto giorno, cominciò a sentirsi le gambe molli, e come percorse da un formicolio.
Ritenne perciò saggio farsi visitare da un medico. Problema: dove trovare un medico alla sua altezza? O per meglio dire: almeno all’altezza delle gambe? In giro c’erano solo medici terra terra, di quelli con la laurea per modo di dire (tipo stampata dalla banda degli onesti, oppure scaduta), messi lì solo per fare ricette e per mandarti al pronto soccorso – e tu prova a mandarli a farenculo: si inalberano che è un piacere; ti dicono: “Uuh, che caratterino che mi 1 ha lei!”
Ma quando uno dice la fortuna sfacciata!
Allorché il cineasta Wim Wonders venne a sapere dell’esistenza di quest’uomo alto 20,000 piedi (e chissà quanto in leghe: ecco il convertitore), gli propose, assai furbescamente, la parte principale in un film che aveva intenzione di trarre da questa storia che, essendo pubblicata con i Creative Commons (come da targhetta), in teoria sottostà a date regole, ma se te la frega uno come Wim Wonders, hai voglia a portarlo in tribunale eccetera eccetera eccetera. Sì, puoi anche farlo, nessuno dice di no… Ma… Hai voglia – come abbiamo già sottolineato.
Secondo taluni esperti di copyright puoi ricorrere a vari trucchetti per non farti fregare un tuo capolavoro e dimostrane la tua paternità o maternità, anche se, alla fine, non si può mai avere certezze e sicurezze.
L’unica cosa – dicono sti tipi del copyright – sarebbe non scrivere niente, soprattutto non pubblicare e, infine, chiudersi in un armadio a trascorrere una vita per più di un verso infame.
È per questa ragione che non vi diremo come finisce la storia dell’uomo che mangiava aeri e poi aerei. Possiamo solo dire che l’uomo che mangiava aerei adesso sta abbastanza bene, ma per il resto, niente da fare, questo sia chiaro, soprattutto a Wim Wonders, che fra l’altro – non vorremmo sbagliarci – ci sa tanto ha una mezza idea di scopiazzare King Kong. Eh no, signori nostri, non ci stiamo noi… E che? La beffa e poi il danno? Renderci complici di un plagio? Hai voglia…


1 In linguistica (come già notavano l’Ascoli, il de Saussure e il Chomsky) detto “mi di umiliazione”.

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