CAsE sEnsiTivE

Lo smelling film che nessuno aspettava…

Eppure eccolo qui, tutto timore, tremore, terrore, horror e vedo non vedo, vado non vado (a vederlo)

CAsE sEnsiTivE smelling film tutto timore, tremore, terrore, horror
Poster non ufficiale di CAsE sEnsiTivE (sEnsiBLe HoUSeS), rapparagal.

 

Cominciamo subito col dire che CAsE sEnsiTivE è un film (di genere thriller horror ma orientato al degenere tralla-lallà-thrillero-error) che lascia le platee sgomente, sgomitanti e vomitanti. È successo già negli USA, dove il film, uscito tre settimane fa (sEnsiBLe HoUSeS), ha sbancato al/il botteghino e alle/le botteghe, mietendo altresì migliaia di vittime mentre, sgomente, abbandonavano le sale sgomitanti, con le resse e gli incidenti facilmente immaginabili.
Inoltre, il fatto che il film sia il primo esempio riuscito di smelling film (film odorante ossia l’avveramento dei balordi esperimenti tentati con la Smell-O-Vision), le emergency room (pronto soccorso) di centinaia di ospedali hanno dovuto far fronte (per lo più impreparate) a un inedito numero di persone lamentanti non solamente strazianti dolori all’esofago causa i conati (questo, al limite, sarebbe il meno), ma soprattutto princìpi (e spesso fini) di soffocamento dovuto all’inalazione dei fumi del vomito di se stesse e degli altri.
Il personale medico e paramedico si è mostrato anch’esso sgomento (non però sgomitante: qualche isolato episodio di vomito condizionato, questo sì) nel fronteggiare un epifenomeno senza precedenti. La somministrazione di antiemetici ha per altro aggravato le condizioni delle decine di migliaia di spettatori che hanno preso d’assalto, sgomenti, sgomitanti e vomitanti, gli ospedali. Vane le lavande gastriche. Insufficienti i lavandini e ogni ricettacolo di vomiti.
È dovuto intervenire il regista del film in persona, Wim Wonders, il quale, anticipando i possibili effetti del suo smelling movie (subito malignamente ribattezzato dalla critica invidiosa stinking movie), aveva previdentemente brevettato e prodotto (con l’aiuto imprescindibile di un cosiddetto “kooky” 1, il cui nome resta ignoto) una pillolina detta Stencherol®, da assumere unitamente al Pukedil® prima della visione di CAsE sEnsiTivE.
Da notare che i biglietti d’ingresso nelle sale dove il film è stato proiettato, benché in caratteri di dimensioni -4, recavano le avvertenze circa i possibili effetti della pellicola horror-error sul pubblico sensibile agli odori sgradevoli. Se poi uno è un sul delicatino – recita l’ultima riga del bugiardino – “che vada a vedere qualcos’altro”.
Accusato di essere un bugiardo e un imbroglione, Wonders, per evitare la sfiducia della Camera dei Rappresentanti di film, l’impeachment en regalia e magari l’impiccagione (negli Stati dove la pena vige tuttora), si è visto costretto, su pressione delle Autorità, a ricorrere all’analisi microtipografico-tossicologica di un laboratorio forense (inventato per l’occasione), che, in effetti, rilevata la presenza delle avvertenze e dell’avvertimento, lo ha scagionato.
Queste le note per così dire di costume sul film, che – ironicamente – hanno giovato non poco alla pubblicità di sEnsiBLe HoUSeS, presso un pubblico sempre più esigente in fatto di emozioni forti e fortissime.
Di che cosa tratta CAsE sEnsiTivE? La trama non è eccessivamente complessa.
Un capitano donna dell’FBI, Lawrye Flitchkyngh (interpretato dalla bella e brava e calda Corny Abbish), si trova, dall’oggi al domani, alle prese con un apparente caso di pirateria informatica che affligge il celebre motore di ricerca Eevil plus (inventato da marsiano e in uso presso tutte le famiglie d’America).
Mentre la ragazza o donna sta facendo o tentando di fare all’amore con il tenente Sleuth Camfora (interpretato dal bravo ma ancora acerbo Anthonjo Hoppukins, uno dei tanti pseudonimi del signor Ramarra), le viene improvvisamente voglia di una pizza. Perciò, piantato in azzo il preteso amante, corre al suo bel portatile Eplla, per cercare, tramite Eevil plus, una pizzeria specializzata in consegne a domicilio. Dopo aver digitato (senza virgolette) “Pizza Delivery” (con le maiuscole, per un senso di decoro), rimane in attesa della consegna, ad un tempo tentando di completare il lavoro con il tenente un po’ spompato.
A un certo punto si ode un squillo di campanello. Lawrye dice: “Vado io”. Va, e, aperta la porta, con suo sconcerto e sgomento si trova davanti un operatore delle pompe funebri.
Bello il dialogo:
La capitano: “E lei che ci fa qui?”
L’operatore p.f.:“Come che cosa ci faccio… Non è lei che ha ordinato via internet una cassa da morto?”
“Guardi che ci deve o ci può essere un errore… Io ho ordinato una pizza… Una Viale del Tramonto, per l’esattezza”.
“Ne è sicura, signorina?”
“Certo che lo sono! Ma che caz…”
“Va bene, va bene, non si scaldi… vuol dire che sarà per un’altra volta”.
Toccandosi l’inguine, la bella capitano gli sbatte la porta in faccia e torna da Sleuth – che, nel frattempo, lamenta senza mezzi termini assenza di virilità.
Poiché la faccenda della pizza le puzza, Lawrye riprova con Eevil plus, digitando stavolta (sempre senza virgolette) “pizza delivery”, tutto in minuscolo.
Ecco che in capo a due minuti, suonano alla porta. La poliziotta (con sconcerto del poliziotto) corre ad aprire (non prima di aver detto “vado io”), trovandosi di fronte una specie di idiota in uniforme e berrettino con una pizza del diametro di un metro e mezzo.
Dopo aver pagato il dovuto (con mancia) e sbattutagli la porta in faccia, a sto idiota, la capitano, anziché papparsi la pizza e finire il lavoretto con il collega, inizia a riflettere sul curioso accadimento. Ma tutto le appare subito chiaro: “È evidente che si tratta di un attacco informatico a Eevil plus, mirato a sconvolgerne gli algoritmi, in modo tale che una sola maiuscola, digitata in luogo della minuscola, può o possa compromettere significativamente l’esito di una ricerca”.
Qui, centralmente al film, c’è una scena pepata fra Lawrye e l’ammosciato, di cui non vi anticipiamo nulla per non incorrere nel peccato di spoiling.
A seguito di un complesso lavoro di incrocio di dati informatici, tabulati telefonici, rendiconti bancari e scontrini di lavanderie, la nostra eroina localizza su un megaschermo topografico il computer che, con i suoi attacchi, sta rovinando la vita agli abitanti della città (nella finzione, New Kroy – ma, dal girato esterno, è evidente trattarsi di New York; perdonateci lo spoiler).
Dopo una serie di sparatorie e inseguimenti automobilistici che servono ad allungare il film di 15 minuti, ma totalmente, a nostro modesto parere, fuori contesto, luogo e tempo, in una sera piovosa, di tuoni, lampi e saette, l’intrepida poliziotta dell’FBI, da sola, raggiunge un quartiere della città noto per essere la centrale operativa degli hacker di N.K. (qui, forse, un inciampo di Wonders).
Il quartiere si chiama – non si capisce perché, ma, rivela spoileratamente lo stesso Wonders, si capirà in Italia, un paese che amo per via dell’arte, della cultura, della pastasciutta, della pasta in brodo e per aver dato i Natali a Guglielma le Dentona de’ boschi – Sensible Houses. La poliziotta ne visita ogni singola abitazione, pistola pronta all’uso impugnata, secondo stretta ordinanza, con le due mani, camicetta zuppa che lascia intravedere molto di più di quanto necessario a non distrarre lo spettatore dall’azione. Che diventa intensa nel momento in cui ella, guidata dal fiuto, individua la stanza dove è rintanato l’hacker responsabile delle malefatte.
Infatti, sfondata la porta con una spallata, si trova di fronte al malandrino. Segue una colluttazione, nel corso della quale il pirata strappa di dosso la camicetta a Lawrye, che però rimane inquadrata da dietro (e qui fischi e booo del pubblico).
La ragazza sembra avere la peggio, tanto più che l’edificio comincia a ondeggiare, tremare e rimbombare come di cupi singhiozzi paurosamente. Lawrye pensa a un terremoto. Ma sarà lo stesso X-am (questo il nome del losco individuo, che scopriremo appartenere alla categoria dei cosiddetti Hacklairvoyant) a rivelare alla poliziotta che quelle case sono stregate sin dal XIX secolo, in seguito a una data maledizione, e che quell’improvviso patatracchio (con conseguente timore, tremore e sconvolgimento non solo della protagonista ma del pubblico pagante e portoghese) ha una ben definita origine.
Per non rovinarvi completamente il film, non vi diciamo di più. Ma per rovinarvelo parzialmente vi diciamo che X-am trae la sua forza spirituale e certi iper-poteri infilando le dita nelle prese di corrente delle case sensitive (da cui il titolo CAsE sEnsiTivE).
Il film, tutto sommando, ha un finale abbastanza lieto: X-am ha un improvviso colpo della strega che lo riduce all’impotenza, mentre le case sensitive, dopo l’intervento dei pompieri e soprattutto grazie alle prodezze dell’inusitato hacker buono, bello e bielorusso Exorčič, il quale, con la sua nutrita squadra di elettricisti, idraulici e informatici calmucchi, toglie i poteri sensitivi alle case sensitive, torneranno alla normalità, per essere date in affitto abbastanza equo a immigrati portoricani e dell’ex DDR (qui la storia si ispira vagamente al romanzo distopico Der Triumph der WerúlMusik, di cui parleremo quando ne sarà tratto un film e quando il romanzo stesso sarà terminato). Da quel momento in poi, le famiglie americane che ordineranno una pizza o una Pizza, non si vedranno recapitare stranezze indesiderate.
L’America, ancora una volta, tira un sospiro di sollievo, fortunatamente senza gravi conseguenze per il resto del mondo, ormai abituato a schivarlo grazie alle moderne tecnologie.
Che altro dire? I titoli di coda durano i canonici 15 minuti, quelli di testa 10 minuti, fra sparatorie e inseguimenti automobilistici (ben girati, questo non si può negare) se ne va una mezzoretta piena, il film – stando ai distributori – dura 1 ora e 30 minuti netti: fatti i vostri calcoli, vedete se vi conviene andare a vederlo.
Ultimissima osservazione: peccato per la scena in cui Corny Abbish si vede di spalle, benché fulgide e perciò algide (“Sarà per una prossima volta”, ha dichiarato la calda attrice americana di origine ucronica, “non me la sentivo”). Aggiungiamo noi, con quella punta di acredine bloggistica che, per sfigurare, non sfigura mai: “Ma nemmeno il tenente Camfora se lo sentiva granché…”

Voto (in saette e fulmini, su una scala da 1 a 10): due saette (per i titoli di coda, davvero ben congegnati, in carattere Varela – che è quello del nostro blog), 10 fulmini di avvertimento per i possibili spettatori italiani del film che uscirà nelle sale a momenti.

Consiglio generale: non ci andate mangiati.
Consiglio di fattispecie: se siete in cerca di emozioni forti, prima fatevi una pizza di quelle ricche (tipo “pizza ricca mi ci ficca; male all’epa: pizza crepa”) e del diametro di almeno m 1,30. Qual è la pizza più ricca? Il dibattito è aperto.


1 Il kooky è uno che fa cose strane, a volte giuste e a volte sbagliate, ma le fa sempre in pillole.

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