La notte dei barbieri folli

Un film per Natale

Semplicità cretina

La notte dei barbieri folli Zorro
Zorro testa sulla giovane (e disocchialuta) testa di Romano Prodi (eccezionale cameo) un i-razor a impulsi mnemonici (vecchia generazione). Questa è una delle tante indicazioni di come il film sia stato girato a vari livelli temporali.
La breve clip-trailer.

Con l’approssimarsi del Natale, prosegue l’iniziativa parapagal (o parapagàl) all’insegna del trionfo della presunta estetica di rapparagal, la Semplicità Cretina a fronte dell’ampiamente consolidata Vanità Complessa.


Dal momento in cui questo post comparirà sul brog-frog-nrog parapagal, sarà fila senza quartiere al botteghino del lotto sotto casa, dove vi tirano dietro (di taglio, attenzione) quello che è il DVD emulizzato di quello che avrebbe dovuto esser il film di Natale 2015 a livello mondiale, La notte dei barbieri folli (Zoorroo!, in lingua originale – fortuna che il titolo è stato tradotto). A dire il vero non serviva emulizzarlo, dato che gli americani (che notoriamente, oltre a non sapere fare i film, non li sanno guardare) se ne sono liberati in massa dopo i primi 70 minuti di proiezione in contemporanea in due dozzine di migliaia di sale. (Però fino al 70° minuto hanno resistito, finché la trama ha cominciato a complicarsi oltre il previsto).
Un flop con fedina pulitissima!
Un peccato buttare il film. Sicché, memori del Piano Marshall e dell’attitudine achillelauriana italica, i produttori, F.lli Nanuck Ze Markettin, contattati quelli della Sucker Tart Proda-kcion Communika-kcion, hanno concluso l’accordo in un po’ più che non si dica, ma l’hanno concluso.
Nemmeno il tempo di doppiarlo. Ma non importa, tanto qui, fra bail-in e bail-out, l’inglese a noi ci fa un baffazzo.
Tempi, si diceva, e trama: il film dura i canonici 90 minuti (titoli di coda, 15 minuti). L’importante è arrivare al 71° minuto, che darà il diritto all’Italia tutta intera (come dice De Gregori) di concorrere all’Award come miglior deglutitore straniero di mattoni.
La trama, verso il 15° minuto, si rivela più indigesta di Memento e La guerra lampo dei Fratelli Marx guardati sovrapposti e con doppiaggio anni Ottanta (sia quello della Guerra lampo, ormai abituale caso di disastro doppiaceo, sia quello di Memento – a pochi è noto che la seconda parte è stata girata appunto negli anni Ottanta e la prima è ancora da girare: si tratta di staccare i post-it rimasti appiccicati al tipo, non dopo averlo s-tatuato).
Una oscura città americana, anno 2017. Una consorteria di barbieri, guidata da Zorro in pensione, decide di ordire un complotto per conquistare il mondo. Non è molto chiaro perché fino al 10° minuto della pellicola. Al volgere dell’11°, però, la trama si complica. A parte un pugno e mezzo fra goof e blooper, dichiarati tuttavia come voluti (ma John Wayne, per esempio, dove l’hanno rimediato?), scopriamo che i cospiratori, riflettendo meglio, decidono che conviene conquistare l’America.
“Niente di più semplice”, fa capire a gesti un cospiratore, che, più avanti, scopriremo essere una cospiratrice, Zorra (interpretata dall’ottima Karpy Cavana nelle scene polenta e dall’altrettanto brava Poppy Montgomery nelle scene un po’ più oséi – che, vi assicuriamo, non mancano. Non che si sprechino….), una barbiera con doti mnemoniche particolari, che nulla hanno a che vedere con l’ipertimesia. Zorra si ricorda immancabilmente come si fanno i bimbi senza farli. E qui la storia si complica.
Zorro (interpretato non è chiaro da chi, ma è una delle trovate di sceneggiatori e produttori 1), nel fare la barba a Zorra, credendo si tratti di Zoorroo (da cui il titolo del film), suo barbiere antagonista in quanto al servizio di alcuni malavitosi intenzionati a rubare il mondo per fare dispetto ai barbieri che vorrebbero impossessarsene (così, lo spettatore pensa, i barbieri rimarranno con un palmo di naso… ma attenzione!…), alla fine della seduta (sequenza un po’ lunga, a dire il vero) si accorge che non ha rasato la barba a un uomo, ma depilato il boschetto di quella che in realtà era Zorra seduta all’incontrario sulla poltrona della barberia.
E qui c’è un nuovo colpo di scena.
Aeroporto di una metropoli qualunque, ma di stampo dark. Un uomo dall’aspetto normale, con trench, cappello nero a tese larghe, occhiali scuri, una cicatrice che parte dalla zona alta della fronte e gli arriva al piede (nudo, per far capire che la cicatrice è lunga), una 24 ore (ma più sulle 12) di cuoio nero – saldata letteralmente al polso – con la scritta “Confidential”, scende da un Aeroflot. Scopriamo che si tratta di Michael Caine, proveniente da un film di spionaggio degli anni Sessanta, con l’incarico di piazzare a certi americani alcune formule chimiche o magiche per conquistare la Russia.
Altro colpo di scena: Caine ha sbagliato film, secolo e tutto quanto. Anzi, si vede (in pieno campo) una segretaria di produzione che discute animatamente con lui, per poi allontanarlo a calci in culo.
Nel frattempo, Zorro, grazie all’aiuto di un geek giapponese, che penetra, insieme a Zorra, i sistemi di difesa informatici del Pentagono, entra in possesso delle coordinate che gli permetteranno di individuare il guardiano dell’uscita (o entrata) secondaria del Pentagono, che comunque è sempre ubriaco. Tutto il lavoro del geek jap va a farsi benedire. Si consola parzialmente quando Zorra gli ordina – via memoria ipertimesica – di ordinare una pizza.
Mentre viene recapitata da Zoorroo (travestito da recapitatore di pizze), la pizza crepa.
Zorro, su suggerimento di Zorra, capisce che bisogna cambiare strategia.
Da una cabina telefonica, telefona al Presidente degli Stati Uniti mettendosi un fazzoletto davanti alla bocca, espediente che fa sembrare la sua voce quella di Walter Brennan. Il presidente USA è interpretato da Kevin Spacey, ma travestito da John Wayne; del quale, oltretutto, imita perfettamente la voce.
Walter Brennan, che in realtà è la moglie di John Wayne – cioè Robin Wright che però gli spettatori scambiano per Daryl Hannah – ben presto si rivela essere in realtà Willie Nelson travestito da Mauro Corona (piccola soddisfazione italica questo cameo).
Kevin Spacey, tuttavia, lo scambia per Neil Young, avendolo associato a Hannah Barbera & Caffè, che però è lì, il canadese, per discutere della colonna sonora del film.
E siamo ormai a metà film. La trama è talmente ben congegnata nella sua complessità cretina che ben dissimula una inedita stupidità semplice, da far perdere la pazienza agli stessi attori.
I quali (bella la citazione) escono dallo schermo e cominciano a prendersela con gli spettatori.
A questo punto, se ve ne siete andati nauseati o temendo un improvviso ictus, avete commesso l’errore della vostra vita, dacché proprio a questo punto il senso del film si concreta. Gli spettatori, nella realtà fino a un certo punto fictionale, costituiscono, in una realtà inceptionale, lo zoccolo duro dei cospiratori barbieri zoccolo duro e di partenza di questo film epocale.
Convinti di aver scorto da qualche parte un segnale per l’azione finale, il logico dénouement della pellicola, estraggono i loro rasoi e fanno la barba (eufemismo) a tutti gli attori. Quindi, con una trovata che entrerà negli annali della cinematografia, entrano nel film e finiscono il lavoro con tutti i responsabili de La notte dei barbieri folli (Zoorroo!), ivi compresi camionisti e catering service che trascorrono nei titoli di coda.
Naturalmente non vi riveliamo il finale, sennò quello del lotto se la prende.

Giudizio complessivo: da sei a novantanove anni.
Voto sintetico in stelle (da una a 5): pd.


1 Si vocifera con forse ingiustificata insistenza del Signor Ramarra.

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