Editor-a et Labora

Una figura di editor-a senza pari analoghi

Incontro e intervista con Oncella Cogli (Prima parte)

Editor-a et Labora - Editare stanca

“Editare stanca, cara mia”, dice qualunquisticamente l’editor di grattacieli sbullonando or quinci or quindi. L’editor-a in erba (ma guardate la pupilla ristretta, guardate, e quella jongiana paura di volare di sotto, mentre che s’aggrappa alla struttura, ella ch’ama “la vita più che mai”, [The Turtles-Migliacci, cit.]) lascia altresì trasparire il suo non poter fare a meno delle sciocchezze di Wilde.

S’è dovuto penare non poco qui al gran-ducato per avere fra di noi, quale ospite in occasione dell’annuale Fiera Della Bellezza Che Non Conosce Sofferenza, Oncella Cogli, editor-a lancialibera felice di esistere in quanto non ne può fare a meno (“Non potrei fare a meno di due cose: della vita e della vita”, sostiene, imbastendo Oscar Wilde e Nonna Abelarda, unanimemente contrari alla morte).
Finalmente, dopo infiniti contatti con il suo Ufficio Stampa (“È al bagno a farsi un sushi”, “Sta guardando un temporale estivo”, “Ha le nostre cose”, “È di là con Batman, Joker e Whitman” e un’immensità di scusarelle birichine e simpatiche ad un tempo), Oncella ha dovuto cedere alle lusinghe e alle meringhe (ne è ghiotta, anche se non quanto di fiori di ciliegio, che sugge avidamente in continuazione, come noi la tiramolla, il leccalecca alla camomilla o – massimo – i fiori rosa fiori di pesco) di rapparagal, che ha potuto intervistarla esclusivamente in cambio (oltre che delle leccornie promesse) di € 0,03 a parola. Non indifferente, ai fini di questo incontro, il ruolo giuocato dalla Fortuna: Oncella, infatti, per buona sorte nostra e universale, si trovava, per lavoro – ovvio –, a un paio di tiri di moschetto dal parapagal, più precisamente dove?… Ma come no! Nel Casino di Caccia di Principi e Cipesse.
Dopo un’ultima, lunghissima telefonata (ell’ama le lunghe telefonate: se deve ordinare una pizza [di cui è alquanto ghiottona], prima legge al pizzaiolo Guerra e pace e successivamente pronuncia le fatidiche parole: “Una margherita… Ah, un attimo”, fa, e prima di riattaccare gli canticchia l’opera omnia tronca di Pico Ramaya, che conosce alla perfezione – quando non a mena ditale piccolo).
È arrivata con sensibile ritardo (due settimane), perché, fra le cose ch’ell’ama, ci sta pure il ritardo. Ipod alla recchia, è scesa dal taxi con quella sua aria da aria fina, al punto che non s’immagina niente. Si è sistemata la calza autocadente e infine è corsa incontro a rapparagal, abbracciandolo tutto, di quegli abbracci che fanno anch’essi parte dell’ampia strenna sua di gusti.
E finalmente l’intervista a questa giovane, ma non del tutto, editor-a, la quale può vantare al suo attivo una discreta attività di vanti e di dietro. L’idea che le ha aperto – sul davanti –, spianato (per dir meglio), la via del successo (“l’altra faccia della persecuzione” – cita totalmente a sproposito) è stata ovocolombica: basta con l’editing delle cartacce unte e sgrammaticate di Caldino e Gatta, già clienti di papà Oncello Jr. (che prima ci era nonno, Oncello pure isse. E a nonno inevitabilmente torneremo). Quell’idea che Oncella chiama “unidea” (“ho avuto un’unidea”, suole neologizzare nei suoi post).
Di editor urla bisogno anche e soprattutto la lirica (lyrics, precisa la Cogli) cantautorale. Ed ella nel songwriting editing si buttò a capasanta sin dal lontano 2014.

L’incontro proprio (e vero – fino a un certo punto, quando ci accorgiamo che racconta palle a sacchi, ma desistiamo dall’urtarla, ché non le venga meno quell’amore per la vita e si tuffi da qualche scoglio del gran-ducato o della Principalità. Considerato che fra le cose che ama ci stanno anche “le cose ben fatte”, meglio andare cauti).

rapparagal (che si vuole rappresentato graficamente in minuscolo persino a inizio di intervista, finanche puntato): Posso darle del tu, magari un poco poco appena, anche se so che…
Oncella: Ma figurati! È un onore, un piacere… Quasi quasi ti bascerei e ti ti ti… Come stai? Buona giornata, buon lavoro…
r: Grazie. Comunque, come l’è che ti è venuta sta idea, anzi, unidea, di fare l’editor-a per cantautori?
O: A monte c’è nonno…
r: Carlo?
O: No, no (ride – di gusto, pistacchio, pare, ma sull’isterico), ah ih ah ih ihhhhhh… Oncello… ihhh… oohhhhhhh… ahhhhhhhhh (e pare [s]venire).
r: Ah… (e sorride, forzatamente)… Mi ero capito che nonno sta a Montecarlo, nella Principalità, a buttar soldi e igiene intima preso il relativo Casino…
O: Uhhhh… Casino… che paroloni… Gli bastava nonna, a lui, gli. Uhhh… ih ih ih… uh… bwana makuba (cita Tarzan, ndr).
r: Insomma, che c’entra nonno Oncello Cogli?
O: Nonno – come sanno anche carci e pony – lavorava come editor nell’ambito delle parole per la musica operosa nonché classica…
r: Scusa se t’interrompo; i pony va bene, ma che sono i carci?
O: Sono dei dolci animaletti che nascono, vivono e muoiono in Giappone
R: Ah, che poi il Giappone è il tuo luogo preferito, vero?
O: Fra i miei luoghi preferiti e le cose ch’amo di più. Per dire: non disdegno Spinotha – mio midollo filosofico – e la cedrata (ma decedrata) a decalitri, vizi di cui preferisco non parlare in pubblico…
r: Ho saputo ch’adori anche (e cito) “regarder l’aube sotto una coperta di pile”. Pare una perversione voltaica o para-dannunziana, quel farsi coprire di curiosi materiali. Va be’, de sputazzellis… Due cose, però: 1) sotto una coperta di pile l’alba o te? E, 2) dove ti procuri così tante pile? Naturalmente mi astengo dal chiederti che senso abbia il rito.
O: (E fai bene…) Quanto alle pile, me le faccio mandare da Tokyo (e non si trattiene dall’accennare un canto: Se il mare fosse a Tokyo / e i monti a Yokohama / la la la la la la la / polenta e baccalà / perchéeee non m’aaami piùuuuu?) da una cara amica giapponese… Cioè dall’amica, non da Tokyo… Ihhhhh… Uhhh ah uh!!!
r: Difficile seguirti. Ad ogni modo, le liriche che hai citato sono piuttosto celebri…
O: Ci stavo arrivando, per l’appunto. Ihhh… Uh…Ih… Sì, le scrisse nonno per non so quale ritornello della Madama Batter-Fai, che è quella storia di una tenutaria di un Casinò giapponese… Presente? (Ami avvolgerti di coperte di valvole con cipolle – intese come orologio – con un filo d’olio? Vabbè, me lo dirai un’altra volta).
r: Certo… e chi non la conosce…
O: Appunto. Che io sappia, la ignorano soltanto due pony e una famigliola di carci (questo sempre in Giappone). Ti dicevo: nonno, dato che a Francesco Puccini non gli venivano alcuni finalini di ritornelli vari, gli fece un lavoro d’editing sui testi del musical.
r: Davvero?
O: (Gemendo come s-venendo) Ssìii… Yeah… ti-ah… Gimme more… ti-ah… Certamente. Gli fece anche qualcosa per l’Avvelenata – che poi è il sequel del prequel di quando sta Madama si suicida per non ricordo bene quale grana amorosa o d’affari al Casinò, che tutto le stava andando a puttane – o meglio, il contrario, che tutte le…
r: Chiarissimo. Sicché – per venire (ma statti calma) – a noi, tu hai ereditato questa passione di nonno per le liriche, per l’editing di certe canzoni magari non del tutto riuscite.
O: Assolutamente.
r: Per chi hai lavorato ultimamente?
O: Oddio, oddio, mi metti in imbarazzo… Be’, ho fatto l’editing (ma niente correzione di bozze, eh… sono mica figlia di una serva) per l’ultima fatica di Bob (Dylan, ndr) e di Dylan (Thomas, forse Dog, magari Mann, ndr)… Poi… vediamo… dovrei chiedere all’ufficio stampa… Io, per la memoria, proprio non ci sono tagliata… Ih ih ih ihhhhhh…
r: (Capendo che sta svuotando treni di palle, la blocchiamo, fingendo di interessarci di più al suo ego striminzito. Proviamo a dargli volume).
r: Definisciti con una parola…
O: È alquanto harduo…
r: Che ne diresti di invertire nome e cognome, per poi fonderli in un unico termine?
O: Non ci ho mai pensato, a dire il vero…
r: Hai fatto il ’68?
O: No, non credo…
r: E quello che viene dopo?
O: Sarebbe a dire?…

Qui Oncella Cogli ha cominciato a subodorare qualcosa, come di presa per il bavero, ma senza averne la certezza assoluta. Per scongiurare drammi, abbiamo concordato un break per un rapido sushi al sugo di ciuci, con una spruzzatina di aglio, fravaglio, corna e bicorna (di carci – in polvere, naturalmente), che i carci sono animaletti bicornuti.
Vomitato il tutto, Oncella Cogli coglie l’occasione per raccogliere frutta dagli alberi – una delle cose ch’ama fare quando la panza le si svuota. Di vanti e di dietro.

Fine prima parte.

Tu, intanto, vai al sito di Oncella Cogli.

2 thoughts on “Editor-a et Labora

  1. marsiano il said:

    Zikikipedia riporta (da fonti attendibili) che la coperta di pile fu inventata il giorno in cui un condannato alla sedia elettrica, per coincidenza proprio la mattina dell’esecuzione della sentenza, non se la sentiva di alzarsi da letto, adducendo regolare certificato medico in cui si attestava che, per la salute del paziente, il solo fatto di non rimanere in posizione supina si sarebbe sicuramente rivelato fatale.

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