Parigi accoglie fra gli inguini il fine della notte

(che è quello di farsi giorno) dotata di burro 1

Viaggio al fine della notte
Nera Senna, chiatte, cidrolini, due uomini, due cavalli, luna (seppur mezza)… Mancano gli inguini e il burro, che li portate voi, vero?

La notte parisienna era quasi silenziosa. Si sentiva solo qualche rumore qua e là, il rumore di tutto ciò che stava nel quasi.
I due cop-poliziotti, nel lento, tossicchiante, quasi da dir singhiozzante (forse la nostalgia per quanti, chissà quanti in precedenza le avevano recato sollievo?) procedere della due, forse una cavalla, parlavano del più e del meno.
“Non è straordinario”, disse d’un tratto Red Dick, “che il più non sia altro che un meno incrociato dal meno?”
“Già”, disse occhi luccicanti Id. La cui sete di sapere però non diede tregua: “Ispettore, ma chi è quel Plotino De Secuzino 2 di fronte al quale un giorno lei si troverà?”
Non avendone idea, l’ispettore inventò una favola monofrastica e sinistra: “L’a latere di Platone De Secuzione nel giorno del giudizio”.
“Brr…” rabbrividì Id Dreck. “Suona inquietante. Vuol dire, ispettore, che saremo tutti condannati?”
L’ispettore Red Dick si fermò a riflettere un istante: in fondo non aveva detto una sciocchezza; per cui puntualizzò: “Lo siamo dal momento in cui diventiamo parti del grande copione di Dio”.
“Eh”, sospirò Id Dreck, “quel grande copione di Dio… Chissà da dove ha copiato quella luna…”
L’evocata luna sembrava quasi specchiarsi nella nera Senna punteggiata di chiatte popolate da cidrolini addormiti che sognavano la luna che sembrava quasi specchiarsi nella nera Senna punteggiata di chiatte popolate da cidrolini addormiti che sognavano la luna che sembrava quasi specchiarsi nella nera Senna punteggiata di chiatte popolate da cidrolini in preda all’insonnia. Sembrava, però, e quasi, per di più.
Passando davanti a una nota cattedrale della città, città il cui valore era stimato quanto la funzione liturgica per eccellenza delle persuasioni cristiane, Id disse d’un tratto – forse due: “Spesse volte!”
“Già”, convenne Red Dick in quanto rottamato 3.

“Spesse volte”, riprese il vice di Red Dick, “mi capita di chiedermi come mai noialtri due abbiamo due nomi foresti anziché nazionali”.
“Ah”, sospirò senza tiro l’ispettore accendendo una sigaretta a un semaforo che aveva appena fatto l’amore con una semafora, “quanto sei naïf – come diciamo noi francesi quando non ci si traduce –, Id. Pensa alle risate che si farebbero i nostri compatrioti se il nostro autore empirico ci avesse mantenuto i nomi originari, eh? anziché adottare due pseudonimi avventizi: io mi chiamerei fa’ conto qualcosa come… Queue Rouge e tu… Cette Camelote, a un dipresso…”
“Ah ah ah”, rise di gusto Id Dreck. “A propò: siamo al dì presso”.
In effetti già quasi albeggiava. Ma quasi, beninteso.
L’impatentato Id, alla guida della due, un cavallo, su improvviso suggerimento del superiore, accostò la bagnola al Quai de Gavine sur Seine, pressappoco all’altezza della chiesa di St. Georges de Noyer, al coin di Rue Tilant, dove, abbandonata, la sedotta ebbe la riprova che il mondo aspirava ad altro che alla sua esclusiva.
“Ti ricordi, Id, qual era l’originario scopo della nostra sortita?”
“Già, l’acquisto di un quaderno di computisteria per tracciare un bilancio della sua vita, ispettore. Ma… a quest’ora i negozi di cancelleria avranno già chiuso i battenti. Vuole che…”
“No, Id, lascia perdere. Ci penseremo domani. Domani è un altro giorno”.
“Ma veramente”, tentò la furbata Id Dreck, “oggi è un altro giorno. Sono le cinque del mattino: oggi è già domani”.
Infatti i primi lucci dell’alba ratti discendevano la Senna (alla quale, per precauzione, Id avrebbe fatto bene ad affidare le sue centocinquanta pagine e rotte e strappate a pezzettini di “ènfete pènfete”)4.
“Non so se definirti un arguto di oggi o un cretino di domani, Id. Io ho detto che domani è un altro giorno. Tu mi credi tanto simile al mio nome da pensare che mi riferissi a domani sapendo che oggi è già il domani di quello ieri cui tu credevi io mi riferissi come fosse l’oggi cui avrebbe fatto seguito il domani che in realtà è l’oggi? Lo so da me che oggi è il domani di quello che tu pretendevi essere ecc. Ripeto: domani è un altro giorno. Comunque: imboccherò a dosso chino il cunicolo del tuo scombuiato schema di cose per affermare che, sta bene!, dopodomani è un altro giorno. Savà?”
“Savà, savà”, mormorò sbrodando ammirazione Id. “Degasperi, ispettore! Lei non ne sbaglia una!”
“Be’, non è esatto”, contraddisse l’ispettore mimando un gesto volgarrimo e di seguito imitando il rantolo di una donna insoddisfatta. “Be’, non s’era detto che s’andava ad andare a farsi una birra? Parlo arabo e tu capisci turco?”
“Yaşasın, ispettore!” esultò Id. Per rannuvolarsi subitaneo: “Ma… a quest’ora?… Non troviamo aperto manco il Belle Vue di Rue de Marine Julie…”
“Per judo, Id! Ma che sto a parlare affare che affà? Si va a farsi una birra, ho detto! Forza, on y va! Et honni soit qui a mal de panse!
E tirandosi dolorosamente appresso quel freaketone di stolidità, l’ispettore Red Dick s’incamminò di bona gamba per Rue Tilant, oltre la chiesuola di St. Georges de Noyer, dove aveva sede uno stabilimento modesto ma assettatuzzo per la lavorazione del luppolo.
Davanti al portoncione sprangheggiato e lucchettato Red ingessò il passo. Guardò di sguincio negli occhi l’Id: “Jean, il vicemastro, è un mio vecchio amico, uno che mi deve più di quanto mi dovrai tu alla fine di questa scombuiata avventura. Sarà per lui un piacere – ancorché di quelli che uno dice ‘è un piacere’ che tra gl’inguini gli è tutto uno scrocchiolar – tenerci un corso sì accelerato da andarci col piede fuori per fuori del radiatore di una, due cavalle, sulla fabbricazione – se così si può dire – della birra”, furono le ultime parole che sentirete dalla illusoria bocca dell’ispettore Red Dick in questa storia.
Alle 7 e 30, ora ritrovata di Parigi 5, Red Dick e Id Dreck, che, come avrete notato, sono due anagrammi (cioè uno della stessa combinazione di lettere), passatisi con soddisfazione i rispettivi dorsi della mano (dx Red, sx Id) sulle labbra lustre di bava birrica, ringraziarono e si reingraziarono Jean con una paccona franciosa sulla spallona. Uscirono in istrada, Rue Tilant, due passi dal coin di St. Georges de Noyer.
Il giorno era un altro giorno. Ma non quello che intendeva Id Dreck.

(Cuesto, mi amurro, tanto burro que can eat it carousel…)


1 Da: Il mio regno per una due cavalli – Una scombuiata avventura dell’ispettore Red Dick, capitolo Epilogo.
Dicono di questo libro-ebook:
Il critico Carlo Boh: “Boh!…”
Il critico argentino Daniel Passerella (non parente, solo assonante, così detto per via del suo dopolavoro, consistente nel farsi camminare sopra dalle modelle, “Now darling stomp all over me!…”), dopo aver scaricato a € 0,89 la versione elettronica di questo libro per nessuno e per nessuno e aver scritto l’unica recensione della sua vita: illeggibile (titolo della recensione).
“L’unico pregio di questo libro e’ (sic) il costo! Il che e’ (sic) tutto dire..(sic, due puntini che tutto dicono)
Non sono riuscito ad andare oltre la quinta pagina… (sic, tre puntini di comprensibile sconforto)”.

Il critico Genio Pantalone critica il critico Passerella: “Ma come fa a contare le pagine di un ebook?”

2 Per capire la faccenda “Plotino De Secuzino” bisognerebbe leggere l’ebook-libro, che, tuttavia, è illeggibile.
CHE FARE?

3 C.S.

4 C.S., ancora.

5 C.S., di nuovo. Ma è tutto così.


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