Il Re del Rock and Roll in Genere

Elvis è appena uscito di senno (per entrare nell’FBI)

Lettera del Re al Presidente (Richard Nixon) degli Stati Uniti in Genere

Lettera di Re Elvis Presley al Presidente (Richard Nixon)

La lettera aerea del Re del Rock and Roll in Genere al Presidente degli Stati Uniti in Genere.
Non si sa se fu inviata per via aerea.

Alla c.a. del signor Presidente degli Stati Uniti,
via della Casa Bianca, 1
LOCO

Spettabile Egregio no: Spett.le (e per la miseria!) signor Presidente (intestazione autonoma),

Vengo con questa mia addirle alcune parole (e scusi se sono poche).
Intanto aspetti che mi presento: il mio nome è Elvis Presley e sono appena uscito dall’edificio… No, dài, scherzavo: ci sono ancora dentro (buona questa, no? Nel Tennessee ridono come matti quando la dico… Lei? Niente?… vedremo). Dicevo, signor Presidente: oltre a essere Elvis Presley il Re del Rock and Roll in Genere, io la ammiro e le porto un rispetto a dir poco, cioè io porto rispetto a questo tipo di carica da Presidente degli Stati Uniti in Genere, per principio, insomma.
Qualche settimana fa, pensi un po’, ero giù a Palm Springs, e chi ti incontro? Lei magari non ci crederà, ma chieda in giro, chieda: il vicepresidente suo, proprio, Spiro Agnew (scusi la franchezza: ma che razza di nome è questo, secondo lei?). Insomma: come va, come non va, beviamo qualcosa (o lasciamo l’edificio?), va beh, un birretta corretta quaalude tanto per gradire, e poi si discute del più e del meno, sa com’è… così io comincio a sfogarmi con Spiro circa una questione che a me mi sta a cuore, anzi, dirò di più: è diventata una mia ossessione che sono costretto a combattere con la coca cola coll’aspirina o la colla colla Coccoina, certe volte, e dando una pipatina di buccia di banana secca triturata mista papavero. Sono praticamente disperato a causa di questa mia potente preoccupazione per il nostro paese, cioè non Tupelo (che poi è una cittadina, città, si potrebbe dire) ma inteso come Stati Uniti d’America, per il fatto che negli ultimi anni c’è stata una gran moria di principi, punti fermi e valori a causa che ci sta la coltura delle droghe, quella dei hippy, dei (delle? boh!) Black Panthers, i studenti per una società democratica (SSD ma si legge SDS) e soprattutto quella dei Beatles che ci hanno invaso, ma poi – come lei ben forse sa – si sono rotti e divisi quando hanno capito che con Elvis non c’è trip, tsk! (anche se, come dicono Sonny e Cherchill, “vatti a fidare degli inglesi!”, specie di John Lennon, che questo, un giorno o l’altro io non so, guardi… io lo so che prima o poi perdo le staffe e a questo lo aspetto fuori e – God Forbid! – io vedo rosso e non so come va a finire…), e tutti questi elementi NON mi considerano un loro nemico (ma mi sto contraddicendo? Mah, sarà l’aspirina) o, come dicono loro, lo chiamano l’establishment, che io invece lo chiamo l’America e che io la amo.
Allora mi è venuta un’idea, caro il mio Presidente (ma posso darti del tu?… Meglio di no, vero? almeno per il momento…), cioè che io, al limite, posso andare a servizio dell’America e aiutarla, ma così, spassionatamente, che non è che ho seconde fini.
Questa lettera serve che voi vi consolate, cioè che lei (posso dargli del lei, no?) si consola adesso che io ci chiedo se per caso e senza nulla pretendere tipo titoli mobiliari (che tanto sono già Re del Rock and Roll) lei mi nomina questa carica che mi è venuta in mente (vediamo se lei è daccordo): Agente dell’FBI in Genere Senza Impegno, ma non mi stracapisca perché io voglio proprio metterci impegno a modo mio comunicando tutti questi pericoli alle persone di tutte le età e generi.
Chiaro, io sono un cantante che canta (e che deve prendersi un due Grammy al giorno sennò mi viene la grande depressione del ’29, e io non voglio che mi viene la depressione perché la depressione è altronde foriera di comunismo e annesse fantasie de li nervi) ma però io ho bisogno di determinate Credenziali dell’FBI in persona (non so se mi capisco).
Come si può notare dall’intestazione autonoma, in questo momento mi trovo sull’apparecchio insieme al senatore George Murphy che abbiamo discusso di queste brutte piaghe che ha preso il nostro paese che deve affrontare (le piaghe, il paese, cioè).
Io, signor Presidente nostro (posso darci del noi? Ma sì, via!), prossimamente alloggerò al Washington Hotel (stanza 505-506-507). C’ho questi miei due assistenti (e scusate ancora se sono pochi, che Madonna c’è n’è ha 58 – lei è pratico di Madonne?) che si chiamano rispettivamente e rispettosamente Jerry Schilling e Sonny West (che gli tengo, a lei Presidente, a precisare non essere quello che canta con Cherchill, che si chiama Sonny Bono Tracko) mentre io medesimo di persona sono sotto falso nome di Jon Burrows (senza acca apposta, per ragioni che lei che è pratico mi capisce – e ho detto tutto). Allora, facciamo così: io me ne sto in quell’albergo tutto il tempo che serve intanto che lei mi fa avere le Credenziali di Agente Federale in Genere di qui sopra con tanto di distintivo, se non le dispiace.
Pensi, signor Nixon (non posso chiamarti Richard, vero? e nemmeno Ricky o Rick, immagino, no?… Ma avremo tempo per conoscerci meglio, you Dick) che in questi anni ho svolto studi approfonditi a modo mio con impegno di prima persona sull’abuso della droga specialmente, ma anche sulle tenniche del lavaggio del cervello che fanno i comunisti e adesso mi sento prontissimo a fare il mio dovere andando a servizio per l’America e dare una mano, insomma, quando serve, senza tirare indietro il culo.
A me, di dare una mano mi fa un sacco di piacere, però lei mi deve promettere che questa cosa rimane fra di noi: siamo d’accordo? No, perché va bene non tirare indietro il culo, ma, insomma, non so se lei riesce a capire… Riesce? Benone! Lei intanto vada tranquillo, mi facci chiamare dal suo staff quando gli è più comodo, oggi, stasera, domani (ma non ieri, che ho un impegno). E poi, per dirne una: pensi, signor Presidente, che giusto il prossimo anno che viene mi nominano Uno dei Dieci Uomini Più Eccezionali Veramente degli Stati Uniti (questo il 18 gennaio, nella mia città Natale di Memphis, Tennessee, anche se le sto raccontando una palla – per vedere se lei sta attento e se sa quando uno dice una palla e quando non la dice – visto che la mia vera città Natale e Pasqua è Tupelo, come mi pare di aver già minzionato… cosa vuole, sarà la cibalgina… Ma le ho detto che noi di Tupelo siamo un sacco ospitevoli, specie con le donne, che ci diciamo “Tu pelo es mi pelo”?).
Già che ci sono, le allego una mia modesta autobiografia che così prende domestichezza con chi c’ha a che fare. Se poi ha un minutino magari ci vediamo che la saluto cordialmente.
Per il momento la saluto indistintamente (che o c’è un po’ di nebbia o forse ho esagerato con la tachipirina, che c’avevo una micragna che non le dico)

Elvis Presley 1

P.S. Ho saputo che anche a lei lo hanno nominato Uno dei Dieci Uomini Più Eccezionali Veramente degli Stati Uniti. E bravo!

P.S. Le ho portato un pensierino che spero gli farà piacere, una .44 Magnum (senta questa: lo scorso Natale ho fatto un po’ di spese pazze, che la Priscilla si è un attimo incazzatina: ho comprato 22 pistole e dieci Mercedes-Benz – ahò, doveva sentirla sta gallinella come mi sbraitava contro: Elvis qua, Elvis là, tu farai una brutta fine ecc. ecc. ecc. ecc.).

Elvis è appena uscito si senno

La stretta di mano fra Richard Nixon e il Re del Rock and Roll in Genere, che suggella l’entrata di Elvis nell’FBI come Agente Federale in Genere Senza Impegno. Quale distintivo, il Presidente USA ha affibbiato al neo undercover la fibbia.

P.S. I Love You – E poi mi dica se non sono dei sobillatori questi Beatles: già quando uscì la canzone io l’avevo capito che se la cantavano fra di loro, sti fagotti.


FONTE: When Nixon Met Elvis
BONUS TRACK: Elvis Has Just Left the Building.
1 Traduzione/adattamento/coloritura dal tupeliano di rapparagal (o rapparagàl – di questo abbiamo già discusso altrove).


AGGIORNAMENTO: Chiederemo udienza a Kevin.

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