Strisce invisibili

(Quell’idiota di Dostoevskij 1)

Strisce invisibili Quell’idiota di Dostoevskij Unfrido si fermò, si guardò attorno. Poi disse: “Ho… ho un problema, Giorgio”.
“Dimmi”, fece Giorgio, gettandosi un’occhiata dietro le spalle.
“Be’… domani… domani mia figlia si laurea e io…”
“Sì?” disse Giorgio, mostrando curiosità.
“Insomma… non so se…” titubò Unfrido.
“Andiamo, che c’è? Sputa il rospo”, lo incoraggiò Giorgio.
“D’accordo… Va bene”, disse l’altro con grande pena. Slacciò il fazzoletto dal collo e se lo passò sulla fronte. (…)

CONTINUA


1 E non quell’Altro. Continua, ad ogni modo, la serie inaugurata con questa storia, il cui scopo è esaltare, rendendole giustizia, l’estetica della Semplicità Cretina a fronte dell’ampiamente consolidata Vanità Complessa. Tale estetica, tuttavia, non è ancora stata definita in un Manifesto Programmatico, laddove sarebbe proprio il caso, con un certo numero di punti e, se necessario, supbunti. Ecco perché siamo alla ricerca di un esteta professionista, semmai anche forte di chiare doti sofistiche.

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