Antologia di poesia comico-realistica: Carnevale

Il Carnevale finisce male

Antologia di poesia comico-realistica Il Carnevale finisce male

È Carnevale: orsù, mettiamo al bando
il pesce, ché è ancora valida la carne
per poco ancor, anzi sol fino a quando
verrà a vietarne
l’uso la – per antonomasia – lunga
quaresima; orsù!, sorgano i cuori,
ciascun si lisci, s’imbelletti e s’unga
di mil colori
il muso; ognun provveda che s’agghindi
a regola carnascialesca! Donne,
spoppatevi! su i baffi! Gli omin, quindi,
mettan le gonne!
Vedi quanti se n’vanno: pappagorge
finte, nasi posticci, zizze, falli,
deretri falsi sfilano; poi in orge
immonde e in balli
a sanitate – quanta in lor riposa –
del cerebro ben tolgan la catena,
sfidando chi e co per bizzarra posa.
Ahimè, dea Pena!
Perché a noi scendi con le tue tenaglia,
quando men serve, a stringerci i precordi?
Diva ipocrita! Mordi alla canaglia
i petti lordi
ch’ei sciolgono alla pretesa insania
semel in anno: or sii lor specchio, diva,
e vi vedranno Marta e non Maria.
La brutta piva
può ser che smetteran da que’ loro grugni
allor? Ed anche i rozzi vestimenti?
Son dubbi che in me stan facendo a pugni,
sono tormenti
che meritano notti senza sonno
come quelle che passi, caro amico,
a dimandarti a cosa serva il conno.
Ma ora ti dico:
che quelle facce piene dell’eterno
si pingano di rosso, verde e giallo;
schiamazzin pur sino al canto del gallo,
ridan fin su le porte dell’Inferno;
verrà bene l’inverno
che il Carnevale a sé, tutti addobbati,
li chiamerà, da morti mazzolati.

Odicella saffica con quartina caudata.

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