L’uomo che non si interessava di politica

I soliti, semplici, imprevedibili scherzi del fato

L’uomo che non si interessava di politica i soliti, semplici imprevisti del fato
Se l’uomo che non si interessava di politica si fosse interessato di politica, avrebbe potuto godere, fra i tanti, anche del privilegio di montarsi la testa e travestirsi indisturbato da redento Fidel Castro in visita a New York. Mentre scriviamo, fonti della CIA darebbero Fidel per morto, il che è impossibile, essendo il lider (alla lontana) originario del paesino in cui viveva (nonostante fonti non meno menagramo dell’FBI) l’uomo che non si interessava di politica.

Un uomo non si interessava di politica. Forte di questo suo atteggiamento, egli viveva in un paesotto di 20 abitanti: 17 facevano parte del consiglio comunale (giunta compresa, con sindaco e tutto), uno gestiva un bar (od osteria: toccheremo questo punto controverso) dove i 17 si recavano dopo ogni seduta dell’assemblea, un secondo era presidente della locale sezione combattenti, renitenti e reduci e il terzo era appunto l’uomo che non si interessava di politica. Il piccolo centro non si avvaleva delle prestazioni di un medico condotto in quanto gli abitanti avevano il dono del non ammalarsi. Alcuni pure quello dell’immortalità, ma non si sapeva chi. Finora nessuno era morto, sicché non si vedeva l’utilità di un becchino. Semmai, metti che uno moriva – avevano determinato con determina gli indistinguibili e armonici consiglio e giunta – ecco che lo avrebbero lasciato sulla provinciale, che senz’altro qualche anima buona si sarebbe fatta carico di spostarlo in là, dove non intralciava, o addirittura portarlo da qualche parte.
Sempre in questo paese per certi aspetti facente parte a sé, non esisteva un prete, per il fatto che tutti si dichiaravano atei. In una delibera consiliare, anzi (scritta un po’ male, ma si capiva il succo), si precisava: “In realtà non è che siamo noi a essere atei, ma sono loro a essere tei”. Verissimo. Risultava confermato dallo studio di un filosofo di un vicino paesello di tei il quale, dopo un’accurata disamina, non poté che giungere alla conclusione che “questi hanno ragione da vendere”.
I signori componenti l’organo di governo del paese, più l’oste e il presidente sezione combattenti, renitenti e reduci, erano d’accordo su un altro fatto: che lì non serviva nemmeno il farmacista (chiaro perché) ma men che meno un postino. Perché, è presto detto: lì, in quel paese, dove – a differenza dell’uomo che non si interessava di politica – tutti si interessavano attivamente di politica, se proprio si rivelava necessario, per comunicare fra di loro usavano le email. Ma attenzione: non quelle tradizionali che conosciamo noi. Un consigliere comunale, che nella vita di ogni giorno si occupava di inventare forme e metodi di comunicazione, aveva ideato queste email, che funzionavano sulla base di un principio illustrato nei ben 34 punti di una delibera conservata in un luogo segreto, dentro una cartella con sopra il timbro “TOP SECRET”, cosicché, nella disgraziata ipotesi che qualche malintenzionato ne fosse entrato in possesso (ma era da escludersi, sta cosa), in ogni caso, alla luce di quel fermo divieto, non l’avrebbe aperta manco morto.
In base a questo principio, dunque, tutti si spedivano email contenenti testi elaborati e articolati. Raramente, però, le email arrivavano a destinazione, per un motivo apparentemente semplicissimo: tutti, in paese, avevano un regolare computer, un regolare account, un router o un modem. Tuttavia, lì non arrivava regolarmente l’energia elettrica; per due ragioni che ci si mette un attimo a spiegare: 1) si era in massa contrari all’energia elettrica (tranne l’uomo che, oltre a non interessarsi di politica, non si interessava di scienze in generale) per ragioni, viceversa, che sarebbe lunghissimo spiegare – ma certo non di carattere politico; 2) in realtà, non ve la raccontiamo giusta: la corrente arrivava ogni morte di papa. Ma è chiaro – anche questo fatto il filosofo aveva isolato – che, nell’eventualità della morte di un papa, nessuno ci avrebbe creduto. O, per meglio dire: non è che loro, gli abitanti e membri di consiglio e giunta, più l’oste e quello dell’ACRR, non ci credessero: erano gli altri a crederci. Nonostante l’evidenza dell’aporia, ogni tanto una email arrivava, ma finiva direttamente nel cestino dello spam grazie a un principio ideato da un assessore che, nella vita di tutti i giorni, si interessava di aporie.
Per il resto, in quel paesello, era il trionfo delle rose e dei fiori.

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