N’abusez pas de Cannes

UBSISP

N’abusez pas de Cannes

N’abusez pas de Cannes. Il poster ufficioso del micrometraggio indie.
(Cortesia di rapparagàl).

Ce l’abbiamo fatta! Il parapagàl, nel suo minuscolo splendore, sarà rappresentato al prossimo Festival cinematografico di Cannes, nella sezione “Un certain disregard”, sottosezione “sans peli-culottes sur la langue”, dal micrometraggio indie N’abusez pas de Cannes, realizzato da rapparagàl, che, da bravo indiano, ha fatto tutto da sé: dal filmino stesso al markettìn, consistente in un possente leccaggio piattini c/o taluni pezzi piccoli della cittadina franzosa – per altro distante un tiro di sputo dal parapagàl. La pellicoletta stessa (costata 5 euri, 20 centesimi in meno 1 di un pacco di sighe di quella marca di cui non possiamo ovviamente fare il nome, ma che da qualche tempo, in virtù della geniale trovata di un designer e copywriter, si distingue per non recare sul frontespizio il nome della propria marca) è stata autofinanziata in parte grazie a mezz’ora di lavaggio piattini sostenuta da rapparagàl in un non noto ristorante cinese (gestito da vietnamiti) di Cannes e in parte grazie al contributo della sua nonna, la quale, nel consegnargli 3 euri d’oro zecchino (ah, che nostalgia di quando c’erano ancora gli zecchini de lira funesta de fero…), gli ha raccomandato affettuosamente ma imperativamente: “Mais n’abuse pas de Cannes, mon p’ticon!” (egli ha dovuto smorzare in gola “Et de quoi puis-je abuser avec cette misère, nonnette belle à moi?”).
Ma rapparagàl non si è risparmiato: e non ti va pure a realizzare la colonna sonora dell’audace pellicola? E come no… Ma di questo un po’ più avanti.
Vediamo un attimino la genesi dell’impresa.
L’idea per il filmino – dichiara rapparagàl senza peli – è nata da un sassone (ma non anglo) gettato in uno stagnone da una simpatica giornalista (non sappiamo se senza peli) con questo scoopone scientifico.

Apriti cellophan!
Avete letto?
Avete visto che razza di trattamento le ha riservato la più parte dei commendatori e commentatori (a differenza di marsiano, non unici, ma centinaia e per giunta professionisti della tastiera intinta nel curaro) del disqus? Bah… che dire?… Che siamo tipi solari?… Che ci piace la nutrella (che nutre più della nutella)?… Che l’ultimo libro di Bruno Lambretta è carinissimo?… Noi preferiamo limitarci a un “no comment” accompagnato da un “no commend”. Non è che adesso ci mettete fra gli ignavi?
No? Non sapete che cosa sono gli ignavi? Ma allora, ci diciamo e ci domandiamo noi, che cosa si è sgolato a fare per anni, in piazze e tv, il Castigliano? Che cosa ci guadagna uno a parlare e parlare per sette anni e sudando sette comici camici, a spiegarci il funzionamento della Commedia come Dio comanda? I “denari” (come dice il suo corregionale) per le sighe? Mica fuma, no? In questo senso, dobbiamo ammetterlo, ha anticipato l’idea della peli-coulotte in questione.
Già: a momenti debordiamo. Torniamo a noi.
Di che cosa dunque parla o tratta il microfilm? Poiché usiamo per lo più la lampo, non ci possiamo sbottonare: diremo solo che tratta ma non parla, in quanto muto (colonna sonora a parte). Trattare, certo non veniamo a dirvelo mo’, col rischio che ce lo squalifichino (anche se abbiamo diversi microfilm di scorta, come si può constatare qui).

Ma c’è un messaggio? Ma si capisce, ostrichetta! È quasi tutto nel titolo, seppure, naturalmente, ci sta il coup de cinèma, la sorpresina, la suspanza e naturalmente la speranza.
Sicché tutto bene? Tutto liscio? Pronti per Cannes? Ma non ci volete proprio dare una primizietta?
Va bene, d’accordo.
Ecco la song (destinata senzameno a diventare il nuovo tormentone dell’estate) che sentirete allorché scorreranno i titoli di coda. Poiché un problema potrebbe essere costituito dal fatto che la song dura molto più del micrometraggio 2, rapparagàl si è inventato tutte le prolisse menate (assistant director, stunt coordinator, supervisor qua supervisor là, art director, set decorator, digital utility, dialect coach, gaffers, best boys, worst boys, key grip, assistant to Mr rapparagàl, key hairstylist, payroll accountant, catering, truck drivers, carpenters, no animals were harmed, ecc.) attribuendo a sé tutti questi ruoli, strafando con “special thanks to nonnette”.
La song, acronimamente intitolata UBSISP, è accompagnata dal testo (“lyrics”, in bergamasco), che rapparagàl ha scelto di censurare graficamente in alcuni punti 3, sulla scorta del ragionamento “ghiugl non indicizza i fonemi acustici”. Già – non ancora. Tant’è vero che marsiano ha in pentola un algoritmo (fase sigma) per anticipare il molosso di Countain View.


Banderas 4: Una vuona s******* 5 in santa paz… Huelle ressistenti, pèro!
Una buona s******** in santa pace forse è proprio quello che ci vuole, talvolta lo è.
Una buona s******** in santa pace – se la coscienza tua è tranquilla che non è di contrabbando o da sbando la s******** –, è quel che ci vuole:
dopo aver fatto l’amore, prima aver fatto l’amore,
al limite con te stesso o con gli uomini di buona volònta e odo-rosi di tabacco
Banderas: Sì, ma huelli maricones, pèro!
Una buona s******** in santa pace non può fare malissimo dopo avere fumato
tre pacchetti di s*******e 6 in santa pace, sorge in te quella forza dei nervi distesi, l’estàsi.
Dopo pranzato, prima pranzato hai i benefici:
la siga fa digerire,
la siga fa concentrare
per poter meglio giocare i giochi di società… tipo…
scacchi e scaracchi, ma soprattutto
il monopoli di stato nicotinicomatoso, nicotinicomatoso, nicotinicomatò!
A una buona s******** in santa pace tu non sai rinunciare, scommetto, mi faccio tagliare
in lungo e in largo la s******** senza la quale
in pratica non resisti,
in pratica non esisti…
Col sigaretto ti alletto, ti butto il fumo nel nad-zo…
Bastardamente, complicemente noi…
Ma tu ti ribelli, fai lo sciopero del rèspiro, io temo che tu muori e dico che…
Una buona s******** in santa pace non può esser dannosa se presa per il verso giusto.
Vale a dire:
devi accendere la siga all’estremità opposta rispetto ai labbri tuoi tesi
fra cui la metti, con cui la umetti, però ometti
mortali spacconerie, fatali spavalderie, barbariche ordalie (tipo…) fumare in raffinerie o
negli scompartimenti vietati dalle ferrovie dello
stato nicotinicomatoso-nicotinicomatoso…

Il mio amico Mauro Muciaci, cantante andaluso, al fumo era aduso, al fumo era ab-uso:
fumava, fumava, cantava, cantava, estensione, pensate: un’ottava…
Fumava, fumava s*******e in santa pace, s*******e in santa pace, s*******e in santa pace, estensione: mezza ottava.
L’ottava calava, fumava, cantava,
l’ottava scemava, s*******e in santa pace, la gola bruciava, estensione si azzerava,
era più senza saliva, però lui asseriva che…
Una buona s******** in santa pace forse è proprio quello che ci vuole, talvolta lo è…
Banderas: (Uh uh uh… huelle ressistenti, pèro…)


1 Ma attenzione: questo al momento del production planning (per dirla in toscano). Da giusto ieri, 16 gennaio del 2015, un pacco di sighe (della su(non)detta marca) nel parapagàl costa € 5,20, dove la virgola – sia detto per i turisti anglosassoni che ormai a milioni visitano questo blog di fantasie de li nervi – sta per punto (no worry!). Dopo aver annunciato fra le lacrime il doloroso aumento, il Gran Parapagàl ha disposto, con circolare in marca da bollo da 10 € (che comunque non li ha cacciati lui), affinché i tabaccai dessero il triste nunzio al cliente con delicatezza. Infatti, sempre ieri – ma nel pomeriggio – rapparagàl, recatosi in una tabaccheria per acquistare il pacco, ha reagito al pacco senza farne un dramma (già lo impegna il film…), dal momento che, nel tirarglielo, la bella tabaccaia, adornata d’un cappellino alla Bob Marley (questa è pura nota di costume, anzi, che sciocchi che siamo… nota di cappellino), ha sospirato: “Da oggi euri 5,20, messere, mi dispiace…” gocciolando un sincero luccicone e dando un tiro. Fortuna che rapparagàl gira sempre con centesimi 20 di riserva. Non si sa mai. Ma gli è venuta una mezza voglia di andare, in futuro, a comprare le sighe al Principato, dove – si dice – te le tirano nella schiena. A stecche e scatoloni, però, e non è mica salutare: ecco dove sta l’inghippo!
2 Comunque sia, restano quattro mesi per pensare a una soluzione non di ripiego. Forse saremo costretti a tagliarla qua e là, magari con un po’ di tabacco.
3 Ricorrendo all’asterisco, come quelli che nei disqus scrivono f**k, certi di non essere beccati da chi di dovere.
4 Questa di Banderas (Attilio) è una faccenda inter nos, che non vi spieghiamo, tanto non capireste. Ma non costituisce motivo di inficiamento.
5 Dice: “Perché qui 7 asterischi e nelle altre occorrenze 8?” – “Perché B. non riesce a pronunciare la doppia, ovvio” – “Ah, già… che sciocco a non intuire dovutamente…”
6 Qui e altrove plurale. Ovvio anche stavolta.

One thought on “N’abusez pas de Cannes

  1. tutto cio’ sara’ presto superato dagli eventi, in quanto, per ragioni di sicurezza, la liberta’ di ognuno finira’ dove inizia la sicurezza del prossimo. saremo quindi tutti prigionieri in un carcere a cielo aperto, ma sempre e comunque a distanza di sicurezza gli uni dagli altri, come dentro a una bolla.

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