L’uomo cretino e la donna cretina

(Quell’idiota 1 di Dostoevskij)

L’uomo cretino e la donna cretina (Quell’idiota di Dostoevskij)

L’uomo cretino e la donna cretina, essendo anche due idioti, nemmeno le pezze sanno portare al posto giusto. O forse sì, secondo certa critica prospettivista russa.

Una sera d’inverno tropicale l’uomo cretino e la donna cretina erano seduti a un tavolino di un romantico ristorantino all’aperto a Trinidad, Tobago e Venere, convinti – per un non sorprendente errore di lettura degli opuscoli turistici – di trovarsi a Venezia. Nevicava e pioveva e le previsioni del tempo annunciavano uno tsunami.
Al centro del tavolino (35 x 35 cm, come quelli dei bistrò francesi, che li fanno minimi apposta così il cliente ribalta ogni cosa e gli viene fatta pagare una multa salata e pepata anziché la consumazione stessa, che il malcapitato deve comunque consumare, foss’anche leccando il tavolino o il pavimento, fortunatamente sempre fresco di varechina) c’era una candela romantica che si spegneva continuamente; l’uomo cretino continuava ad accenderla e la candela continuava a spegnersi. Aveva consumato 32 accendini e 423 scatole di fiammiferi (familiari). Un fisico nucleare che passava di lì disse all’uomo cretino: “Guardi che non ci riuscirà mai”.
L’uomo cretino disse cretinamente: “Dite sempre così, voi fisici nucleari, ma alla fine Iddio vi smentisce”.
“Vabbè”, disse il fisico. E se ne andò.
L’uomo cretino disse alla donna cretina: “Cara, ogni volta che ti vedo sei più bella”.
Ella, per tutta risposta, osservò: “E tu sempre più cretino”.
“Hai ragione”, disse l’uomo cretino. “Ma anche tu non sei da meno”.
Ella annuì e sorrise. Entrambi sorrisero.
I due cretini erano seduti al tavolinetto da 10 giorni (10 sere e 9 notti, ovviamente). E intanto pioveva e pioveva sul loro amore e sulla loro cretinaggine; e ci nevicava pure, neve bianca che pareva puré.
Ma in tutto quel tempo non si fece vivo un solo cameriere.
Finalmente, quella sera (la decima, appunto), l’uomo (cretino ma anche idiota) disse alla degna comare: “Hai notato che non si vedono camerieri?…”
“Eh, quanta fretta!” lo quasi rimproverò lei.
E lui: “Perché, nel frattempo, non mi fai un bel…”
“Eh, quanta fretta!” lo quasi rimproverò lei.
“Hai ragione”, convenne lui. “Perché, allora, non mi permetti che te lo metta in…”
“Eh, quanta fretta!” lo quasi rimproverò sta cretina.
Poi, ripensandoci, ella concesse: “E va bene, razza di cretino. Ma che non diventi un’abitudine”.
L’uomo cretino e idiota, dunque, ripose nella borsetta della donna il rossetto che le era sbadatamente caduto per terra dieci giorni innanzi e finalmente lei gli fece un bel sorriso.
Ma furono interrotti subitaneamente da un cameriere, abbigliato di colbacco, pelliccia e cenere, il quale chiese loro: “I signori hanno già orinato?”

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1 E non quell’Altro. Ma potrebbe anche essere un non dimostrabile viceversa, secondo il fisico russo Romanowsky (che non esiste, ma è tipo quegli scienziati pazzi che si trovano in Zagor o Tex).

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