Being Passerella

Un immodesto progetto: capiamoci meglio con i sack-book (o sBook/s-book)

Being Passerella la rivoluzione dei sack-books

Un lettore (s-reader) di sack-books (o s-books o, se proprio volete, sBooks).

Genuinamente dispiaciuti del mancato apprezzamento espresso dal critico argentino Daniel Passerella (non parente; né debitore del proprio cognome ai genitori, bensì al fatto che ama farsi camminare sopra [o calpestare] dalle modelle durante le sfilate di moda – egli, infatti, prima che critico letterario, è critico di costume e di costumi) nei confronti di questo libro (“per nessuno e per nessuno”, ci teniamo a precisarlo) giudicato senza appello o contrappello“illeggibile”, cercheremo, per lenire le sue comprensibili sofferenze, di rimediare in qualche modo, specialmente in virtù di un quantomai prezioso e come sempre acuto suggerimento del nostro marsiano, nella sua veste di Suggeritore Unico del Gran Parapagàl del parapagàl (tramite: rapparagàl).
È dunque tempo, senza perderci in vuoti preamboli, di parlare di un progetto che si sta (noi del parapagàl) mettendo a punto sotto, naturalmente, la supervisione di marsiano. Si tratta nientemeno che dei sack-books (o s-Books o, ancora, semplicemente, sbooks), destinati – a nostro immodesto (quanto il nostro progetto) avviso – a soppiantare gli attuali e dati per ormai tramontandi ebooks.
Per amor dell’onestà, va premesso che i “libri sacco” – per dirla in inglese – non sono tutta farina del nostro sacco (ma dei nostri libri illeggibili questo sì – forse).
Farina e sacco sono invero di data assai vecchia: la prima probabilmente incommestibile (da qui, azzardiamo, l’incommestibilità –> illeggibilità di certi libri), ma il secondo in perfetto stato di conservazione e, se non materialmente riutilizzabile, riciclabile ai nostri fini.
Rimontano infatti alla prima metà del secolo XVIII i sacchi di cui si parla in questo estratto dai Viaggi di Gulliver (o, per dirla in italiano, Gulliver’s Travels) del compianto ur-landese Swift (e peccato che a scriverli non sia stato il Defoe, Daniel – quasi – come il nostro Passerella).
Saltando il paragrafo “The first project was, to shorten discourse (…)” passiamo al nucleo che ci interessa, in lingua originale, senza darne traduzione: 1) perché ci secca; 2) per dar lavoro al brillante ghiugl trans(lator), che voi, furbastri di più cotte e maglie, sapete ben usare e, all’occorrenza, addirittura manipolare. (Le evidenziazioni sono nostre, e non certo di ghiugl evidentiator, ndr):

(…) The other project was, a scheme for entirely abolishing all words whatsoever; and this was urged as a great advantage in point of health, as well as brevity. For it is plain, that every word we speak is, in some degree, a diminution of our lunge by corrosion, and, consequently, contributes to the shortening of our lives 1. An expedient was therefore offered, “that since words are only names for things, it would be more convenient for all men to carry about them such things as were necessary to express a particular business they are to discourse on.” And this invention would certainly have taken place, to the great ease as well as health of the subject, if the women, in conjunction with the vulgar and illiterate, had not threatened to raise a rebellion unless they might be allowed the liberty to speak with their tongues, after the manner of their forefathers; such constant irreconcilable enemies to science are the common people.
However, many of the most learnéd and wise adhere to the new scheme of expressing themselves by things; which has only this inconvenience attending it, that if a man’s business be very great, and of various kinds, he must be obliged, in proportion, to carry a greater bundle of things upon his back, unless he can afford one or two strong servants to attend him. I have often beheld two of those sages almost sinking under the weight of their packs, like pedlars among us, who, when they met in the street, would lay down their loads, open their sacks, and hold conversation for an hour together; then put up their implements, help each other to resume their burdens, and take their leave.
But for short conversations, a man may carry implements in his pockets, and under his arms, enough to supply him; and in his house, he cannot be at a loss. Therefore the room where company meet who practise this art, is full of all things, ready at hand, requisite to furnish matter for this kind of artificial converse.
Another great advantage proposed by this invention was, that it would serve as a universal language 2, to be understood in all civilised nations, whose goods and utensils are generally of the same kind, or nearly resembling, so that their uses might easily be comprehended. And thus ambassadors would be qualified to treat with foreign princes, or ministers of state, to whose tongues they were utter strangers. (…) (Segue l’intrigante faccenda dei wafer, ma essa non ci pare qui pertinente, ndr).

Ciò detto – come dicono quelli che, spaziando, dicono anche “detto questo” – il passo dal sack settecentesco al sack-book del terzo millennio è solo questione di beta (o gamma): è quello che si sta testando qui nel parapagàl, e i primi risultati sono confortanti. Alcuni esempi riguardanti il libro galeotto che tanto ha ferito il critico Passerella (e che diventerà, nulla ostando, il primo sBook):
ci siamo già procurati i seguenti oggetti:
– un ispettore di polizia;
– un vice ispettore di polizia;
– un cane poliziotto (già cavallo in una vita precedente);
– una metropoli (di cui non possiamo fare il nome per non rovinarvi il piacere della lettura – come reclamano quanti ritengono che la lettura sia un piacere, laddove essa – e l’abbiamo più volte sottolineato in questo blog del parapagàl – è una vera tortura, in particolare nell’affrontare libri maledetti dalla riconduzione del Tutto alla trattazione di argomenti di apparente interesse sociale o social) nella quale ambientare la (altrimenti) illeggibile narrazione;
– una serie di malfattori e briganti della più bell’acqua (in italiano: “villains”);
– una qualche mezza dozzina di quintali fra mostri, vampiri, ircocervi, bestiacce, donnacce trilogistiche, ancorché di alto bordo, comparse e vari(e) paraphernalia del caso;
– un tassista losco (poliglotta, specializzato in lingue morte, fra cui etrusco e osco. Buona la sua conoscenza di lingue tramortite, bonus che non guasta);
– due mani attuanti un greve sciopero;
– una valigia da portare a Samo (questo particolare del “portare valige a Samo”, stando al nostro intuito, dovrebbe aver costituito il principale impedimento a che il critico argentino andasse oltre la quinta pagina dell’ebook. Ma si osservi altresì quanto rileva il critico Genio Pantalone circa questa palese incongruenza);
e, soprattutto:
una due cavalli;
due (o più) cavalli.

Come accade per gli accademici di Lagado, confidiamo nell’adesione – almeno in fase gamma – dei “learnéd and wise”. Per la fase beta, si punta invece a una diffusione più ampia, coinvolgente un pubblico decisamente meno “learnéd and wise”. Superato anche questo passaggio, inizierà la commercializzazione vera e propria (a fronte di quella falsa e impropria) e pesantemente massificata dei sack-books (o, se non si è ancora inteso, s-books/sBooks), rivolta a un’udienza (audience, in italiano) indiscriminata, quella che, “unlearnéd and unwise”, costituirà il nocciolo durissimo dei consumatori, vale a dire il pubblico sulla lunghezza d’onda del Passerella, il hard core (taluni dicono “l’hard core”) che finalmente troverà leggibili volumi come il nostro e soprattutto della portata di Being Passerella, s-book intorno al quale vige la massima segretezza; possiamo solo anticipare che il sack-book conterrà una vera passerella del(la) London Fashion Week, nonché una cosificazione (reificazione, per gli “unlearnéd and unwise” aka “common people” 3) del verbo essere (sia al gerundio che all’infinito).

DALL’EBOOK Fantasie de li nervi – 54 racconti


1 Ecco perché, incidentalmente, si sconsiglia l’utilizzo dei vari url shorteners. Noi li si usa perché noi si è noi e voi siete yo’cats.
2 Qui interviene il genio di marsiano (in veste di ricercatore-segnalatore-suggeritore), più che quello di fezbu: è evidente che quest’ultimo social (sempre detto in italiano) plagia allegramente lo Swift, ma in modo poco originale.
3 Gli “irriducibili nemici della scienza”.

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