Mente per la gola

Dreckula, il vampiro dimezzato e monodente 1

Mente per la gola - Dreckula, il vampiro monodente

Id Dreck se la dorme della grossa, ignaro di star per avere un’orribile visione. Per fortuna di Dreckula (e capiremo perché) sarà una visione al piano terra.

“E ora?” si chiese sconsolatamente (…) Id Dreck.
Fortuna che la crisi gli procurò una forte febbre. Durante la febbre ebbe una visione. Sotto forma del suo subcosciente, gli apparve Dreckula. Id non poteva lasciarsi sfuggire una simile occasione, perciò gli chiese: “Che cosa può essere saltato in mente all’ispettore di fregarsi?”2
Dreckula gli rispose, sussurrandogli sibillinamente e sibillandogli sussurranamente: “Mente per la gola…”
La febbre fu padrona di Id Dreck per due giorni e due notti narratologici. Il vice-ispettore era in grave difficoltà nel dare un’interpretazione al criptico messaggio di Dreckula. Vi poteva essere dissimulato un rebus, un acrostico, un antipodo, un crittogramma bifronte anasillabico, o magari un cambio di consonante bisenso crucinterno, o forse un lucchetto a sciarada alternata, una zeppa epentetica, un logogrifo, un intarsio, un monoverbo sinonimico, può darsi un quesito con la Susi, una cerniera, un metagramma… o chi sa che altro ancora, risolvendo uno dei quali enigmi avrebbe sciolto l’arcano della scomparsa di Red Dick. Sicché si mise al lavoro in quel senso, in un monosenso e in un bisenso, onde non tralasciare qualsiasi eventualità.
Id Dreck ragionò: “Dunque: ‘Mente per la gola’; una questione molto ambigua. Escluderei che all’ispettore possano essere saltate in mente mente per la gola. Le mente per la gola si prendono per gola, e non per mente, senza contare che non si prendono per la mente ma per la gola”. Intanto, in un cantuccio della visione, Dreckula lo stava a guardare con un sorriso di sfida, simile a quello della maestra di Id (che, a differenza della maestra dell’ispettore Red Dick, non era fonte di correlativi oggettivi, in quanto piuttosto racchia), quando, interrogandolo in scienze naturali, gli soleva chiedere se pesava di più un chilo di piombo o un chilo di piume. Id investigò l’allucinato sguardo di Dreckula, cercando di capire se vi fosse spazio per la richiesta di un aiutino. Per tutta replica, Dreckula spalancò la bocca e puntandosi un dito a un canino di lunghezza abnorme, esclamò: “Dente per la gola!” E zompò furiosamente addosso a Id. I volti dei due si trovarono così vicini, che Id non poté fare a meno di notare che il suo assalitore aveva un unico canino, mentre al posto dell’assente risaltava un buco nero.
Forte di una forte argomentazione e del fatto che, dopo tutto, quella era una visione, Id Dreck protestò bravamente a Dreckula: “Ma tu sei un vampiro monodente! E pertanto ti difetta mordente: come puoi pretendere, nel secolo del Rinascimento dei vampiri, di fare una figura poco più che meschina andandotene in giro con quell’aspetto? Sei come minimo impresentabile, e lo saresti anche se questa fosse l’era del crepuscolo dei vampiri, suvvia!”
Ferito peggio che da un paletto della cuccagna conficcatogli nel cuore, Dreckula scoppiò in un pianto dirotto, tanto che – per contrappasso, si sarebbe detto – gli occhi gli si sbiancarono da parere due albumi d’uovo. Id provò una subitanea pietà per quell’essere e cercò di tirarlo un po’ su: “Ecco”, gli disse, strofinandogli gli occhi con un anello di cipolla. “Diamo un po’ di colorito a questi due occhi di bue”.
Dreckula lanciò un urlo spaventoso: “No, la cipolla no!”
“Ma voi vampiri, non siete allergici all’aglio?” si meravigliò Id.
“No, la thipolla no!” urlava Dreckula, la cui lingua andava a battere nella vacanza gengivale dove non c’era dente che potesse dolere.
“D’accordo, calmati: proviamo un po’ con questo mentolo”, fece Id portandogli agli occhi un lapis lacrimogeno.
“No, no”, continuava il vampiro dimezzato, “mentolo per gli occhi no!”
“Ah no? Però mente per la gola sì, eh? Dimmi cosa intendevi con ‘mente per gola’, sennò ti caccio un lapis per occhio”.
La creatura era straziata da quel martirio. Id si impietosì di nuovo: “Va bene, tranquillizzati; niente mentolo. Anzi, te lo darò io un aiutino, così avrai un aspetto più consono e up-to-date: conosco un dentista, guarda caso uno delle tue parti (Transilvania, ndr), che fa prezzi da straccio. Vai a farti dare un’occhiata da lui, digli che ti ho mandato io…”
Ma Dreckula sembrava ammattito: sbatteva contro le pareti della visione, rimbalzando dall’una all’altra e dall’altra all’una, finché trovò un pertugio, una fortunosa via d’uscita, e senza indugio si gettò nel vuoto.
“Acci dentacci!” sbigottì Id. “Che volo… Almeno si fosse trasformato in pipistrello, prima. In fondo era una creatura del mio subconscio, e non vorrei che si fosse menomato”. Id guardò fuori dalla finestra della visione, di sotto: era una visione al piano terra, per fortuna. Il vice-ispettore, tirato un sospiro di sollievo – che non ebbe alcun effetto secondario – per il vampiro, ne approfittò per calarsi giù e uscire da quella visione, di cui, sinceramente, visti i nulli risultati, si era proprio stufato, e si ritrovò nuovamente nell’ufficio di Rue d’Ere.

In quel momento la porta dell’ufficio si spalancò. Una vista orrenda si appalesò a Id Dreck: il fantasma dell’ispettore Red Dick in persona (senza braccia e senza mento, però), che esclamò rivolto al subalterno: “O tasto di cezza! Ma che zocca stai facendo? Lo sai che non sei in grado di competere in questo campo, né tantomeno in questo ufficio. Per tua fortuna ho deciso di costituirmi, in modo da restituirmi…”
Id Dreck non capiva: “Non sarà mica una visione, ispettore?”
“Che vai delirando? Non vedi che sono il fantasma di me stesso?
Mente – pensò Id, che non credeva ai fantasmi (come Pippo, ndr). Ed ebbe allora l’illuminazione: Mente per la gola! Ecco cosa intendeva Dreckula, che Id elesse lì per lì suo vampiro custode.
Impassibile, il fantasma del suo capo spiegò: “Essendo un fantasma mi devo prima costituire”. E schioccando le dita dei piedi appunto si costituì. “Ecco”, disse Red Dick, “ora che mi sono costituito mi posso anche restituire, perché se non mi restituisco io, tu col cavolo che mi trovi… E sinceramente preferirei che le mie frequentazioni private non venissero messe in piazza”.
E così l’ispettore Red Dick, che, ricordiamolo, si era fregato da sé, alla fine si restituì. Ora che si era restituito, la sua ira si stemperò. Anzi, ammise di essere stato volgare con il povero Id Dreck, che in fondo aveva posto mente alla strategia (con tutto ciò che ne era seguito) in perfetta buona fede. Decise di perdonarlo, specie perché gli serviva un alibi; siccome anche l’autofregatura costituiva reato, Red Dick sarebbe incorso nelle sanzioni previste dalla legge. Perciò propose al suo inferiore: “Senti, Id, facciamo così: diciamo che ti riconosco come solutore del caso della mia scomparsa. Una mano lava l’altra, e due mani non lavano nient’altro, dato che sono già impegnate a lavarsi tra di loro. Sta di fatto che tu fai una bella figura agli occhi dei superiori tutti, e io non incorro nei rigori della legge. Inoltre io ti dirò ‘bravo, hai risolto un caso’. D’accordo?”
Id Dreck non poteva non non non rifiutare. E poi era lusingato dall’aver avuto risolto il caso della scomparsa del proprio superiore – al quale non menzionò Dreckula, giacché Red Dick non credeva ai vampiri. Ma ora questo contava: l’ispettore aveva potuto restituirsi indisturbato, e successivamente avrebbe messo in atto la sua pantomima con Id Dreck.


1 Da: Il mio regno per una due cavalli – Una scombuiata avventura dell’ispettore Red Dick, capitolo Fleaks.
Dicono di questo libro-ebook:
Il critico Carlo Boh: “Boh!…”
Il critico argentino Daniel Passerella (non parente, solo assonante, così detto per via del suo dopolavoro, consistente nel farsi camminare sopra dalle modelle, “Now darling stomp all over me!…”), dopo aver scaricato a € 0,89 la versione elettronica di questo libro per nessuno e per nessuno e aver scritto l’unica recensione della sua vita: illeggibile (titolo della recensione).
“L’unico pregio di questo libro e’ (sic) il costo! Il che e’ (sic) tutto dire..(sic, due puntini che tutto dicono)
Non sono riuscito ad andare oltre la quinta pagina… (sic, tre puntini di comprensibile sconforto)”.

Il critico Genio Pantalone critica il critico Passerella: “Ma come fa a contare le pagine di un ebook?”

2 Per capire la faccenda dell’auto-fregatura bisognerebbe leggere l’ebook-libro, che, tuttavia, è illeggibile.
CHE FARE?

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