Il pasto scalzo

Che cosa sottace Steinbeck in Pian della Tortilla

Il pasto scalzo Che cosa sottace Steinbeck in Pian della Tortilla

Pablo, inquieto, gli occhi rivolti al cielo. Pilon, forza dei nervi distesi, gli occhi che il cappello para dai fastidi dell’esistenza.

All’ombra di un antico albero, verde sì, ma dai rinsecchiti e un po’ troppo radi rami, smaltivano stanchezza ed ebbrezza Pilon e Pablo. Era mezzogiorno a picco. Pablo, data l’ora, affamato, avrebbe volentieri messo sotto i denti qualcosa. La sensazione lo inquietava. Si sollevò appena e alzò gli occhi al cielo, che, rannuvolato, avrebbe magari lasciato piovere qualche consiglio a suo favore. Ma pareva il pezzo di cielo più pigro della California, quello. Tutti, del resto, a Pian della Tortilla, sapevano che ognuno ha il cielo che si merita. E così, data la vicinanza del mare, Pablo vide se potesse esserne ispirato. Ne fu ispirato: non gli sarebbe dispiaciuto mangiare un merluzzo.
Catturare un merluzzo comporta una data attività, la pesca, e ogni attività che fosse al mondo costituiva per Pablo una minaccia alla sua integrità fisica e in particolar modo morale. Ebbe però un’idea non meno brillante del sole che di norma confortava i paisanos fino alla vicina baia, dove diventavano pescatori. Disse: “Pilon, io credo che se noi addestrassimo a dovere un pellicano, potremmo servircene per mandarlo a catturare i merluzzi. Che ne dici, eh?”
“Dico”, sbadigliò Pilon, “che hai detto una tontería in grande stile”.
“E perché mai?” si risentì Pablo.
“Perché il pellicano, non essendo tonto, si papperebbe lui il merluzzo, mica lo porterebbe a te”, e risbadigliò.
Pablo, abbandonato dal risentimento, cadde preda di una sottile melanconia. Stette tuttavia per insistere su una possibile variante del piano per la cattura dei merluzzi, quando Pilon, straordinariamente alzandosi seduto, lo interruppe: “Un momento, lasciami pensare un po’”.
E pensò per almeno due secondi.
Espose quindi il suo punto di vista: “Di’, Pablo: perché non ti mangi le scarpe?”
“Le scarpe?” si sorprese Pablo.
“Sì, le scarpe. Ce le hai le scarpe, no?”
“Sì, ma…”
“Niente ma, ché con i ‘ma’ non si fa la storia e soprattutto non ci si riempie la panza. E a noi della storia ce ne importa fino a un certo punto, vero?”
“Verissimo”, concordò Pablo. “Specie quella con la s minuscola che sembra fatta apposta per quelli come noi”, non si poté trattenere.
“Mentre stimiamo e rispettiamo la nostra panza. È così?”
“È molto così!” esagerò Pablo.
“Benissimo. Perciò apri bene le orecchie e stammi ad ascoltare”.
Pablo non poté che ubbidire a quell’intimazione.

CONTINUA


Epilogo: Si è in più d’uno a credere che questo sia un frammento apocrifo di Steinbeck, un brano che egli avrebbe rimosso prima della stesura definitiva a causa del finale virulento e comunque per il velo di surrealismo oltraggioso, che non gli si confaceva fino agli estremi di Breton.
Questo è un sonoro uno.

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