Antologia di poesia comico-realistica: l’alba

All’alba (canzone)

Alba - OGNI QUALVOLTA ’L SOLE rispunta in seno al cielo

Così, e come sotto, abbiamo dipinto l’alba (ma non sarà il tramonto?…)
(Illustrazione di Stefano Baratti).

 

OGNI QUALVOLTA ’L SOLE
rispunta in seno al cielo
(sito ove fue stato deputato),
sanza espressar parole,
con sopra gli occhi un velo,
ogni cristian sente che ’l ventre enfiato
ha d’essere svotato:
l’epa sembia disperda
gorgoglii sopraumani
ch’inducono i cristiani
a transformar ’l malagio in gran muscerda 1.
Ecco la prima cosa
da fare quando l’alba è ancora rosa.

Levato dal giaciglio
co’ l’intestin che romba
e ’l flatulento alito assassino,
di dio il misero figlio
principia a dar de tromba
e, boccheggiando, in cerca va del tino
(bugliol di legno, pino)
ove i detriti resti
di ricca libazione
avran sitemazione
in guisa di grumi fracidi e pesti,
quasi che scaricati
di visceri cirrotici e appestati.

Al fin, raggiunto il loco,
con fare assai regale,
l’omo s’asside come in sopra un trono;
indi el indugia un poco
sul conato ventrale
intercalando soffio, scroscio e tuono,
od altro simil suono;
ed in tanto romore
e insano turbinio
par che non vi sia un dio
che, tanto sofferire avendo a cuore,
divin tendendo l’arto,
adiuvi a porre fine al grave parto.

Lunghe e cruente rogge
simmetriche e sottili
che spurgan dolorose dal cristiano;
rubre e fetenti piogge,
perline informi e vili
spruzzan infette il ligneo vespasiano;
la rozza e immonda mano
cerca nella ferita,
tasta ’l luogo inviolato,
il fiordo insanguinato,
come a recar conforto co’ le dita:
sembra che duri eterno
quell’orrido ed impietoso inferno.

Ma infin la stella bona
che veglia da orto a occaso
mossa è a pietà da tanto travagliare,
e l’aere poi risona
– mentre si riempie il vaso –
d’un tuono all’omo già ben famigliare:
il ventre ora sa parlare
la sola lingua vera,
l’unica lingua giusta:
quella che, da onusta,
rende la vita salubre e liggiera;
e salubre e men spesso
fia ad un tempo anco ’l ventre istesso.


1 Litteralmente (dice il sottolemmario de li accademichi de la “Crusca”, che dàllo nel suo tresor siccome apax eirémenon, sicché noi ora vi dovremmo entrar a bon dritto…): cacherello, da “cacare”. Dicesi solamente dello sterco de’ topi, de le lepri, de’ conicoli, de le gregge, e di simili. Lat. stercus: e, a quel de’ topi, muscerda.

I commenti sono chiusi.