I calzettoni dell’Imperatore

(Francesco Giuseppe I d’Austria)

Alla guerra come alla guerra (sia Prima che Seconda – mondiale, ovvio)

Francesco Giuseppe I e i suoi baffi-calzettoni

Fra i tanti, ecco i baffi favoriti di Francesco Giuseppe I

Prima cosa al mattino, Francesco Giuseppe scende dal letto con le mani. Appoggia i palmi sullo scendiletto e si lascia strisciar per terra, come un gozzo anguilla. Sarò funambolico, pensa, ma intanto una è fatta, dato che non mi ricordo mai qual è il piede giusto e quale quello sbagliato. Ciò a dimostrazione del fatto che il diciottenne ha le idee chiare circa l’esistenza di qualcosa di insondabile, ineluttabile, superiore, insomma, che è bene non sfidare con le limitate forze della ragione. Mentre ancora giace sul pavimento, a pancia in giù, nella penombra della camera da letto, un lampo – detto Divino – gli attraversa la testa. Segue il tuono Fortuna e un noioso rovescio (anche se di quelli passeggeri) che lava via il fatuo momento mistico, e che egli denomina a voce alta, imperiosa, Mannaggia.
Ci si aspetterebbe, dall’erede, l’agitazione di un batacchio o qualcosa di simile ad attirare l’attenzione dei domestici incaricati di fargli la toeletta. Invece niente. Come forse vedremo più avanti, egli è pieno di difetti, è svogliato e viziato, ma la toeletta, almeno quella, se la sbriga da solo. Un minimo di autonoma spartanità, dice, tanto per farla in barba, sia pur nel mio piccolo, alla prussianità tutta.
Francesco Giuseppe si cala i bragoni notturni e riempie il pitale trascurando di svuotarlo, prima – ah che testa che testa, se la batte, adesso mi tocca lavoro duplice (se solo potesse immaginare i ben più gravi oneri comportati da altro e futuro genere di duplicità…): ma perché non ci ho pensato prima? Quando si dice la… Ma non conclude il pensiero perché, in realtà, non sa quando si dice e soprattutto che cosa. Questo a proposito della sua mente tanto pigra, che diventerà proverbiale nei secoli con l’esse Maiuscolo.
Bene. Raggiunge calmamente la grande psiche a cornice dorata; lo specchio gli rimanda il volto glabro, sul quale indugia a lungo. Si schiaccia alcuni fra foruncoli e probabilmente brufoli in nuce. Parla. Dice: capita anche a te – s’ciak! – di avere come delle specie di – sprizz! – grandi intuizioni, folgori, proprio, negli spiccioli di sogno del primo mattino, e poi, al risveglio, un dieci minuti dopo, massimo, ti rendi tristemente conto che si trattava di baggianate da far spavento? Eh? Cosa toifel stavo sognando… Un’illuminazione rara, questa l’impressione, ma poi mi pare che… Santo cielo e terra santa, né in cielo né in terra stava, che abnormità! Francesco fa una sonora risatina – mano sulla bocca.
Guarda lì, porco trono, neanche un pelo, nota addolorato. Voglio proprio vedere se mi si svilupperà mai qualcosa di significativo su questa faccia da checca beppa … mah, staremo a vedere… non mi bastavano tutti i difetti innati, pure una faccia come il culetto di un neonato doveva toccarmi. Mah, si spera sempre che col tempo, magari. Prima o poi le cose si aggiustano, del resto… anche con un po’ di fortuna, se vogliamo. Ma giuro che se… Un bel paio di favoriti mi faccio crescere, lunghi come due chele d’aragosta, belli pelosi come i baffi di un mammut!
Francesco Giuseppe si deterge il viso, a momenti, anzi, se lo lava; infila con determinazione, a cavatappo, gli indici nelle orecchie, si annusa le ascelle, dice ma sì! e ci spruzza un po’ d’acquetta di colonia. A questo proposito, gli viene una riflessione: ho intenzione di fare una serie di riforme serie, a vasto raggio e di ampia portata, come il granduca di Toscana. Che non scherzava. La prima, tanto per gradire, sarà l’abolizione dell’acqua di colonia in favore dell’introduzione dell’acqua di vienna (a fare il paio con le salsicce). Intanto. Poi si vede. Francesco Giuseppe avrà tutte le pecche dell’Impero (per non dire di questo mondo), ma di certo non gli difetta il senso dell’umorismo, giacché la pensata a lui per primo sa di battuta da caserma.
Finalmente, seduto a bordo letto, inizia la vestizione. Comincia con l’infilarsi i calzettoni. Pensa: quello che mi frega, in realtà, è il fatto che ho sì idee anticipatrici, solo che sono sprecate – naturalmente si tratta solo di una mia opinione – in questo ambiente. Ecco, ho delle idee singolari, staccate dal contingente o, come si potrebbe dire?… Trascendono di netto – hegelianamente parlando – il reale e razionale; sono convinto che troverebbero più incisiva applicazione, per esempio, nel mondo dell’arte, ma un tipo d’arte dirompente, che ponesse nuovi canoni a se stessa, come dire… (Sarà incredibile, ma Francesco Giuseppe ha una ragione dell’anima: quello che vuol dire è che riconosce in sé un precursore del surrealismo in genere, e vediamo perché). È presto detto: mentre mi infilavo i calzettoni, mi sono scoperto a chiedermi: ma i calzettoni sono ambidestri, oppure, al pari degli stivali, c’è un sinistro e un destro? Dico sul serio, non è questione oziosa, è un rovello. Comunque non è il mio campo, dicono.
Difatti, tra poche ore, Francesco Giuseppe sarà incoronato Imperatore della Monarchia (semplice) Absburgica. (Absburdo! – pensa da figlio di buona donna).

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Francesco Giuseppe ha accumulato e affinato tanti di quei difetti, tante di quelle manie, tante di quelle incongruenze, tanti di quei traviamenti, tante di quelle insicurezze, tante di quelle neurosi, insomma, che se non facesse l’Imperatore, Dio solo sa se a quest’ora non starebbe in mezzo a una strada a vendere cartoline e acquerelli di soggetto viennese. Io mi dico: hai voglia a chiamarlo “l’ultimo grand seigneur d’Europa”; ma ti rendi conto delle vita che sta menando? Una mano sulla coscienza, non se la mette? Tu mi vuoi vedere morta, lo aveva redarguito mamma Sofia – come se quella fosse una colpa – prima di morire. Guardati: che cosa hai combinato da quel disgraziato giorno di dicembre? Non dico un paio di mustacchini, ma neppure una modesta goccia, un’inoffensiva mosca sei stato capace di farti crescere sul mento, in quella faccia grigio-tortora, sotto quella maledizione di labbro absburgico. Francesco non aveva replicato, pensando che, tanto, la vecchia aveva sempre ragione. Infatti mamma Sofia aveva azzeccato in pieno la macabra profezia. Alla cerimonia, da quanto risulta – anche a Grillparzer –, l’ancora Franz disse, rivolto a un certo suo stretto collaboratore: visto?

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Ebbene: che vita mena adesso? Si è già fatto un’amante, la Katharine, venendo così a vivere una situazione d’ambito mitico – dato che la giovane fa l’attricetta-sciantosa – ma non necessariamente ideale. Tale ambito non gli è invero cosa nuova, essendosi fatto, in precedenza, una di quelle mogli: duchessa di suo, una bellezza hollywoodiana, spendacciona, forte bevitrice di uova, balzana in genere, avida lettrice di trilogie erotiche e con tendenze all’inversione dei ruoli, senza contare che si chiama Elisabetta, ma al mondo nota come Romy.
Andiamo avanti. (…)

CONTINUA

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