Diario di bardo (stelle di polvere)

Un eclatante caso di fantasia de li nervi (“Duca?” – “Dica!”)

David “Ziggy Duststar Duca Dica” Bowie alza il braccio e, già che c’è, il gomito.

David “Ziggy Duststar Duca Dica” Bowie alza il braccio e, già che c’è, il gomito

Questa canzone (Quicksand, ndr) è sia esistenzialista che thelemitica. Sono anche d’accordo con l’idea del processo di pensiero ciclico del cantautore. Questa canzone descrive la lotta di Bowie con nuove idee thelemitiche nel tentativo di riconciliarle con le sue convinzioni passate.

L’intera prima strofa è un evidente riferimento a Crowley e all’orrore della meta finale dell’insegnamento thelemico: per rimuovere ogni residuo del proprio ego e ridurre la psiche di prima a iperconsapevolezza, poi inconsapevolezza, poi ri-consapevolezza, attraverso un processo che può essere unicamente definito come “attraversamento dell’Abisso”. Si tratta di un processo non dissimile discesa in schitzofrenia (sic, ndr) (e anzi, si sa di alcuni thelemiti che dopo aver tentato di conseguire l’obiettivo finale sono viceversa impazziti), ed è perciò comprensibile che ne fosse (B.) spaventato.

L’idea di “un mortale con il potenziale di un superuomo” è totalmente thelemica. I thelemiti ritengono che ogni uomo e ogni donna possano diventare un dio (o dèi), purché in grado di disciplinare adeguatamente la mente e attraversare l’Abisso.

Il refrain (o ritornello, credo si dica) pare essere una sorta di contrappunto a questo pensiero. (Bowie) dice a se  stesso che non è il caso di darsi tanta pena (nel senso di preoccuparsi), che tanto, dopo la morte, tutto andrà a meraviglia. Eppure continua a contemplare, e a preoccuparsi circa lo stato e le potenzialità della sua anima, e il ciclo continua. Ecco dunque come egli affonda nelle sabbie mobili (Quicksand, ndr) del suo pensiero, affollando milioni di pensieri nella mente, zangolandoli, finché riesce a malapena a tenere la testa in superficie.

È indubbio ch questa canzone è una summa dei principi fondamentali dell’esistenzialismo (e come no, ndr) –  negazione di Dio, l’imprescindibilità, da parte dell’individuo, dalla Scelta (negazione del libero arbitrio? ndr), l’isolamento cui sono condannati quanti cercano di rendersi indipendenti dalla Società; il senso fondamentale della ricerca umana (se afferriamo il concetto, ndr) è quello di dare un significato complessivo alla vita (ammappate, ndr). In sostanza, Bowie canta con calma rassegnazione il fatto che la vita è una spirale verso il basso – o una vasca (“vat”: IVA?, ndr) di sabbie mobili – e il tutto culmina nella realizzazione del fatto, al momento della propria morte, che tutto è stato privo di senso. Probabilmente una delle sue canzoni più cupe, ma io la adoro perché lui si pone domande profonde integrandole in una melodia a cascata. Quando canta “non credere in te stesso (dont’ believe in yourself, ndr)”, sembra quasi voler esprimere una fatalistica rassegnazione, accompagnandola con un’armonia dolce, gentile. Va da sé che  Bowie leggeva un sacco di Nietzsche all’epoca (uuh, ndr).

Vedo una correlazione gigantesca tra tutto ciò e Delitto e castigo. Povero Raskolnikov. E Bowie.

Mi dispiace, ma qui sei completamente fuori strada. Bowie accennava spesso al fatto che gli americani frugavano nelle sue liriche alla ricerca di significati reconditi, arrivando quasi sempre al senso contrario. Spesso B. scriveva di getto, come in questa canzone, ma le masse (sic, ndr) hanno esagerato nella tensione analitica. Ascolta attentamente “sabbie mobili”: il narratore è Adolph Hitler in persona (nientepopodimeno, ’tacci sua!, ndr). E poi Crowley, Himmler, Garbo (Greta, ndr) (la spia), la prova vivente delle menzogne di Churchill (Hitler stesso era la prova vivente): l’intero repertorio dell’uomo di San Cristóbal, e infine (B.?) lamenta dolorosamente il fatto di star per entrare nel “buco” miserabile (bunker), dove inizia ad affondare nelle sabbie mobili dei suoi pensieri, e dove “non ha più il potere”.

Egli si rende conto ora che aveva il potenziale di un superuomo, ma è solo un mortale. Ha iniziato la vita come un seguace (sic, saec, soc, ndr) di Dio, per poi rinnegare la fede in favore dell’occulto. Si chiede se deve assaggiare il morso della vipera (veleno) o spararsi (non è una scelta fra le più semplici e immediate, ndr). Bowie era affascinato dell’uomo di San Cristóbal (pur non avendo letto George Steiner, per il solo fatto che all’epoca The Portage to San Cristobal of A.H. non era ancora stato scritto, sennò i sorci verdi ti faceva vedere…, ndr), e questa è la sua opinione sulla tristezza e la determinazione che sentiva nei suoi (ma di chi? Di B. o di AH?, ndr) ultimi istanti nel bunker.
(…)
Ok, questa canzone mi prende da matti, non mi capacito di non averne saputo dell’esistenza prima di oggi. Ho una domanda, forse qualcuno può rispondere. Mi chiedo il significato della parola “bardo”, e il suo senso intimo nel testo in questione.

Da quanto ho capito, “bardo” deriva dal nome del libro tibetano dei morti, ossia uno “stato intermedio tra la morte e la rinascita”.

Oh f * ck me …. ho capito. Questo è genio allo stato puro. La sua come se i pensieri coscienti della persona questa canzone sono ciclici (qui nemmeno ghiugl translator ce la fa, ndr) e l’uso della parola bardo trasmette la sensazione che tutti noi proviamo quando continuiamo a commettere sempre gli stessi errori. E “sabbie mobili del mio pensiero” mi manda in depressione. Non riesco a sfuggire.

FONTE

“Mi si nota di più se cammino sull’acqua o sulle sabbie mobili (Quicksand, ndr)?”

E il Duca fu tradito dal (che?)

E il Duca fu tradito dal… (che?) Rimarrà un mistero. Diciamo dal saluto a gomito. Ma clicca sull’immagine per leggere sto articolo vintage.

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