Il filosofo che in me

Il filosofo che in me e il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno

Il filosofo nella siga di un filosofo (che non in me).
Illustrazione di Stefano Baratti.

guarda un bicchiere
mezzo vuoto e mezzo pieno.

Fin qui tutto regolare.

Egli (filosofo che in me) guarda
il bicchiere per ore e ore e ore
e ore
in un atto di imperscrutabile creatività
filosofica.
E fin qui tutto regolare.
Il pieno è sotto
il vuoto è sopra.
A un certo punto
ecco l’estasi, l’intuizione,
l’eroico furore!
Il filosofo che in me si domanda:
“E se in un bicchiere mezzo vuoto
e mezzo pieno
si desse
che il pieno fosse sopra
e il vuoto sotto?
Andremmo a toccare Galilei?
Andremmo a toccare Newton?
Andremmo a toccare Copernico?
Ma, sopratttutto:
andremmo a toccare il bicchiere?”
Prima che questa rivoluzione si verifichi
mettendo in discussione le certezze
dell’universo,
il filosofo che in me
si scola il contenuto del bicchiere.
Ma, provocatoriamente, metodologicamente,
si scola la metà vuota.
Stranamente la metà piena
resta sopra.

E poi dice che uno diventa filosofo.


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