Non ti fidar

La spinosa questione accendini

non ti fidar La spinosa questione accendini

Yvonne De Carlo fuma una siga.
(Una didascalia quantomai fuori luogo. Ma Yvonne val bene un fuori luogo).

Gli accendini fanno la fine che fanno. Il più delle volte una brutta fine. Brutta in quanto accendini. Spariscono. In alcuni casi vengono rubati, in altri rapiti. Non esiste una credibile letteratura in materia. È difficile provare che un accendino sia stato rapito. A quanto si sa, non esistono organizzazioni malavitose dedite al rapimento di accendini.
Rubato: anche in questo caso dimostrare il furto di un accendino non è facile. Eppure esistono i ladri di accendini. Va nondimeno detto che nel 90 per cento dei casi, si tratta di ladri involontari. Quanto al rimanente 10 per cento, non si hanno certezze sulle motivazioni che li spingono al furto.

Non puoi denunciare la scomparsa di un accendino. Non puoi sostenere che ti è stato rubato. Tantomeno rapito. L’accendino non ha consistenza. L’accendino – verrebbe da dire – non esiste. Non vale niente.
Tranne quando lo compri. Allora qualcosa vale. Dipende. Mentre scriviamo, il prezzo di un bic può oscillare fra gli 1 e gli 1,20 euro. Bic di marca, s’intende.
Esiste poi una serie infinita di imitazioni – o comunque di accendini che si rifanno al prototipo – sulla cui durata non esistono certificazioni. Ma nemmeno sui bic ne esistono. L’utente avrebbe diritto a una certificazione. Lo sostengono – e con forza – anche le associazioni difesa utenti accendini. Ma per quanto sostengano, non c’è chi presti loro ascolto.
Il motivo dovrebbe essere questo: gli accendini non esistono – verrebbe da dire. Ma nemmeno questa ipotesi è agevolmente sostenibile.
Recentemente, un filosofo (benché dilettante) di Laives ha levato un certo numero di scudi contro la sordità degli organi preposti non solo alla gestione sul territorio italiano del commercio degli accendini, ma alla verifica dell’esistenza degli stessi. Egli, ben sapendo che i riscontri sarebbero stati pressoché nulli (per il fatto che le lobby dei filosofi non fumatori preponderano), ha tuttavia atteso paziente una qualche reazione.
Qualcosa si è mosso, in effetti: c’è stata una risposta da parte di un filosofo fumatore (da poco espulso dall’Ordine dei Filosofi) di Muscoli del Capitano (frazione di Cartacanta di Serviliano). Argomentazione decisamente insostenibile, non ha sortito effetti significativi.
Siamo al punto di partenza?

Italico Nasvitz, cantautore di Barcola (TS), ha forse dato un nuovo indirizzo alla questione, componendo una canzone intitolata Reticenza. Il testo non è disponibile (egli teme i rapitori e i ladri di accendini anche quando si presentano come portatori di doni). Ma il concetto è questo:

“Avevo uno zippo che gli americani regalarono a mio tsio quando ci vennero a liberar;
Gli dissero: “Non ti fidar di due cose: di un bacio a mezzanotte
E di un bic”.

C’era ruggine fra americani e francesi. Ma ancor oggi, Italico conserva lo zippo che sfida venti, tempeste ed elementi di ogni fatta.

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