Disjecta membra

(Néttàre di primavera)

continua-disjectum

(Illustrazione di Stefano Baratti)

O happy day! quello devoto al riposo della guerriera, la feria di maggio, il mese più crudele per i spirti sporcherecci. Oh happy ephimero! ché tutto riprincipiava un giorno, massimo-massimo due appresso, molto ma molto similmente al mistero ciclico della Vita, della Natura, quale traspare dalle ipotesi degli inscindibili scientivuologi Pietro ed Adalberto Agnola. Il dottor Martire Di Cogliano, che, come dichiarano le note da lui stesso forniteci, “io (…) parvi venuto al contristato mondo con le stimmate di questo nome”, a dispetto di grandi traversie personali (non ultimo il discutibilissimo allontanamento dal Dipartimento di Letteratura Italiana dell’Università ****** di ********), nell’attesa della conclusione di un corso di webmaster atto a conferirgli le capacità necessarie all’apertura e gestione di un blog che gli consentirà di perseguire la causa culturale intrapresa, ci ha cortesemente pregati di ospitare il “frutto del peccato” che gli è valso l’esilio dal mondo accademico. Abbiamo dunque qui dato ricetto all’inedito di Carlo Emilio Gadda sulla cui edizione critica il Di Cogliano ha lavorato nell’ultimo quarto di secolo e passa (e passerà). Risale invero al 1979 il rinvenimento dello scartafaccio A3 (i convenzionalmente denominati A1 e A2, notori, appartengono tuttora alla casa editrice G******i) – in modi e in luogo che il dottore deve tacere; nondimeno, egli assicura, in concerto di circostanze massimamente oneste – contenente Néttàre di primavera, molto probabilmente uno scritto isolato, destinato a rimanere disjectum membrum * per ragioni le più svariate. Ora, per far corte le vie: i contestatori del Di Cogliano sembrano avere gioco facile nell’indicizzare le “lapalissiane” manipolazioni del testo imputate al dottore di ********: ovvie, dicono, quelle che contraddicono il tempo ai passaggi dove si menzionano gli “atomici scientivuologi Pietro ed Adalberto Agnola”, men che considerabile, inoltre, il “… poltergeistico deliro stephenkinghiano…”, laddove, alla morte del Gadda (21 di maggio del 1973), il King era ad un anno dal pubblicare il suo primo romanzo, Carrie (primavera 1974) e quindi dal conseguimento di notorietà planetaria; quanto al “pasticchio” coinvolgente il movimento ecumenico scientology in cui s’incastra l’ardita lettura democriteo-leucippica della celebre coppia-clone che “medio televisivo devolga le scienze” (M.D.C.), se ha d’esserci un marchio definitivo su questa “infamia falsificatoria”, sia pure questo – dichiara il professor ****** **********, Direttore del Dipartimento, che a suo tempo controfirmò il provvedimento a carico del Di Cogliano. Replica pazientemente il Di Cogliano: Dianetics: The Modern Science of Mental Health, l’opera prima di L. Ron Hubbard, fu data alle stampe nel 1950; Gadda ebbe tutto il tempo a disposizione per venire a conoscenza dei principi del safo statunitense. Andando a ritroso: in un curioso pamphlet redatto dall’ex direttore della Fogler Library dell’Università di Orono, Maine, USA, e donato al King (che in quella biblioteca aveva prestato opera intorno al 1970) in occasione di una reunion a carattere semiprivato di ex studenti della detta Università, si ricorda come il King fu letteralmente colpito (il volume gli precipitò in capo da uno scaffale) da un’edizione di Acquainted with Grief, ossia La cognizione del dolore, che egli lesse con avido interesse, rimanendo “bewitched”, cioè stregato, dalla maestria dissimulatoria con cui il Gadda tinge di giallo la (non) conclusione del romancio, al punto che, lui, il futuro mastro del thriller, non poté trattenersi dallo scrivere allo scrittore due lettere: la prima, in cui chiedeva se il figlio fosse l’assassino della madre; la seconda, nella quale chiedeva scusa per la stupidità della prima lettera, allegandovi un proprio canovaccio di novella (forse Carrie stessa?), che il Gadda lesse e non apprezzò; diede tuttavia riscontro epistolare al giovane King, esponendo – nei suoi notori timidi modi – le ragioni della propria incapacità d’apprezzamento dello scritto del King. La lettera dovrebbe essere stata conservata dallo scrittore americano. Ma l’Agnola: accadde dunque che, alla fine di luglio del 1969, sull’entusiastica onda selenica, il corrispondente unico della RAI – Radio e Televisione Italiane – da Nuova York, Ruggiero Orlando, consigliasse/convincesse, con oscuri allettamenti, il dottor Pietro Agnola (all’epoca corrispondente-pendolare da Parigi-Brusselle), a trovar requie imbucandosi nel palinsensto relativamente scoperto del (diciamo) “dipartimento scientifico” dell’Azienda radiofonica e televisiva statale. In una confusa, arbitraria, etilica, interminabile telefonata, Orlando indirizzò l’Agnola verso una sorta di mentore televisivo esterno, uomo di mani in pasta, di cui tuttavia stentava a ricordare il nome, e la qualifica, e l’età, e la fazione politica, e la professione anagrafica; sembravagli, poi, col passare dei minuti, che dovesse essere uno scrittore, un di quei contributori esterni della fatta di Mario Soldati; ormai naufraganti le speranze dell’Agnola, Orlando esplose il primo liberatorio nome che gli si diradò nella mente: Gadda, disse, è il suo nome. Agnola dubitando di un simile referente per questioni lunari, tuttavia ottenne rendez-vous con Carlo Emilio Gadda; dal quale si recò sentendosi molto onorato, ché sapea il Gadda essere uno scrittorone grandioso; il quale, col suo solo alito, avrebbe infuso padrepiamente nel piccolo Adalberto di anni 7 (già non lo fregavi a dirgli che il sole il gira ’torno la terra!, né che la balena la è un pesciolone!) principii grammaticali e sintattici che non fan male a puntellar il linguaggio se pur nelle stelle hanno scritto che diverrai uomo di sapere archeo-paleonto-bio-cosmo-etcoeterologico. Fu un mesto, silenzioso, vano incontro: non trovavi verso a far intendere al Gadda che cosa quei due parenti siamesi desiderassero da lui; il dottor Pietro Agnola iniziando a capire d’aver sbagliato orbita, nello sbrodarsi in scuse non petite sembrava farsi scudo col piccolo Adalberto, chiedendo per lui buffetti di guancia, di un’eventuale furia di Gadda, che però non si concretò; e il Gadda, l’Agnola, provava a intenerirselo con visioni belle del futuribile figliolo calcante le orme del padre Calcante, in un tempo a venire che suonava già stato, forse statico, immobile, incancellabile come l’orme degli astronauti che non van via neanche a furia di tempeste cosmiche o spaziali o come si dice, disse il dottor Agnola, che aveva ogni intenzione di informarsi di come si dice. Il Gadda, enorme e soffice, li accompagnò alla porta, odiosamente negando un buffetto al piccolo. Il dottor Di Cogliano ha sinora esibito vanamente le sue prove (tra cui un corto dattiloscritto, attribuito a Gadda e datato 3 agosto 1969, nel quale si abbozza una esagerata versione dell’avventura occorsagli). Verrà Dike a fargli visita? Per il momento egli, a memoria umana, può vantare l’unicità mondiale di condannato per insufficienza di prove.


* Essendo questo scritto disjectum membrum di disjectum membrum. Qui la situazione completa

Un commento su “Disjecta membra

  1. se ripenso che, da adolescente, entrai con mio fratello in una libreria delle edizioni sanpaolo a chiedere ad una suora se avevano il libro di dianetics…