Boccakia mia (Boccakia in fiore)

(Utopia, distopia, ucronia)

Storia di coalizioni di maggioranza e opposizione in un Paese immaginario

Il capo della coalizione d’opposizione di Boccakia Mia (Boccakia in Fiore) era uno che non le mandava a dire. Quando la coalizione di maggioranza faceva una cosa un po’ scorretta, Lello (si chiamava il capo dell’opposizione) andava personalmente, in tram, presso la sede della coalizione di maggioranza e protestava vibratamente: “Guardate che queste cose non si fanno! Se fate ancora una cosa del genere, giuro che mi arrabbio e non vi voto più”.
Spaventatissimi, quelli della maggioranza gli sputavano in un orecchio, gli davano un calcio nella rotula e tutto tornava alla normalità.
“Oh, così mi piace”, commentava Lello, che poi riprendeva il tram e andava a casa ad aggiungere questo episodio nelle sue memorie. Le sue memorie consistevano in 50 pagine fitte fitte piene di episodi di questo tipo. Un giorno o l’altro le avrebbe pubblicate e fatto una barca di soldi per comprarsi una barca (amava andare in barca, ma anche in tram; solo che non era certo se fosse legale possedere un tram e soprattutto guidarlo per le vie della città. Si sarebbe informato in merito e, semmai, avrebbe fatto una proposta di legge per ottenere una legge che gli avrebbe permesso di possedere e guidare un tram).

Un giorno accadde un cosa brutta, a Lello: fu colto con le mani in un sacco pieno di biglietti di tram falsi. Sicché per anni aveva viaggiato in tram in modo illegale e scorretto.
La coalizione di maggioranza, facendo quadrato, disse che Lello doveva dimettersi e che essa avrebbe pensato a eleggere il suo successore. La coalizione di opposizione non poté che essere d’accordo.
Così, al posto di Lello, fu eletto Lallo.

Storia di coalizioni di maggioranza e opposizione in un Paese immaginario

Lallo e Lello in un’immagine di repertorio.

“Lallo”, disse il capo della coalizione di maggioranza che aveva fortemente sostenuto il suo nuovo avversario, “è la scelta perfetta: infatti non commetterà mai azioni impure tipo viaggiare in tram con il biglietto falso, dal momento che, noi proponiamo, Lallo farà l’opposizione da casa sua, comodamente seduto in un banchetto dietro la lavagna con il cappello da somaro sulla testa”.
Maggioranza e opposizione trovarono questa soluzione ottimale e la plaudirono e la applaudirono.

A due mesi dalla sua elezione a nuovo capo dell’opposizione, Lallo vantava un numero di iniziative che si potevano contare sulla punta di un dito. Oltre a portare il cappello da somaro, aveva deciso di farsi impiantare una coda da somaro, perché, a suo modo di vedere, ciò avrebbe favorito un clima di distensione nel Paese (di Boccakia mia).
Lallo ebbe ragionissima: il Paese era distesissimo, anzi aveva la “forza dei nervi distesi”: fu Lallo stesso a coniare questo slogan, proponendosi altresì di utilizzarlo nelle venture elezioni democratiche. Ma…
Ebbene: la maggioranza redarguì aspramente Lallo dandogli dell’imbroglione in quanto aveva copiato lo slogan da una pubblicità degli anni Sessanta.
Lallo dovette riconoscere il suo errore politico e si disse pronto ad affrontare la giustizia, nella quale – sottolineò – aveva la massima fiducia. Insomma, Lallo credeva che lo avrebbero processato e che, magari, gli avrebbero inflitto una lieve condanna.
“Macché processare!” disse la maggioranza. “Ti strappiamo la coda per fare spazio e poi un bel calcio in julio!”
L’opposizione, obiettivamente, non poté che essere d’accordo.
Così Lallo scomparve dalla scena e si dedicò a scrivere le sue memorie. Purtroppo non aveva niente da ricordare e di fatto non poté scrivere le sue memorie; scelse allora di scrivere le memorie del capo della coalizione di maggioranza – su suggerimento dello stesso, il quale gli trovò un gost raiter che fece un lavoro coi fiocchi nel glorificare la magnanimità del committente.
Lallo era felice, perché – pensava – “ho finalmente combinato qualcosa nella vita: il mio nome campeggerà nelle vetrine e negli scaffali di tutte le librerie di Boccakia mia! (Boccakia in Fiore)”
Ma anche qui si dimostrò il somaro che era: il capo della maggioranza diede ordine che l’autore del libro delle sue memorie risultasse il gost raiter. “Così – dichiarò il capo – rivaluteremo questa lodevole figura di letterato oscuro ma valente”.
Il plauso fu generale ecc.
Ma ora si ripresentava il problema di una coalizione d’opposizione senza un capo. In un primo momento si pensò di eleggere Lillo, ma la proposta fece storcere il naso alla maggioranza.
Così fu deciso all’unanimità che il nuovo capo dell’opposizione sarebbe stato il capo della maggioranza. L’opposizione tutta fu talmente impressionata dalla genialità di questa soluzione, che non sapeva da dove cominciare per plaudire la faccenda.
Il capo della maggioranza, con l’abituale magnanimità, fece un gesto a significare che lui mica andava in cerca di consensi.

Venne dunque il giorno delle elezioni democratiche, preceduto da un’aspra campagna elettorale.
Nonostante il capo della maggioranza fosse anche il capo dell’opposizione, vi fu un colpo di scena imprevedibile: le elezioni furono vinte dall’opposizione, la quale festeggiò per due giorni e due notti la straordinaria, epocale vittoria.
Smaltita l’ebbrezza e fatta mente locale, l’opposizione si rese conto – sulle prime alquanto vagamente – che c’era poco da gioire, ché tanto il capo della nuova maggioranza era il capo della passata maggioranza, cioè l’opposizione era sostanzialmente la maggioranza.
La base della nuova maggioranza ex opposizione disse che c’era poco da gioire. Ma fortunatamente venne ad illuminarla un alto dirigente della nuova maggioranza ex opposizione, il quale scrisse un instant book di tre pagine in cui spiegava che il motivo di gioire c’era eccome! Infatti la ex opposizione nuova maggioranza aveva comunque vinto, essendo il capo della ex maggioranza nuova opposizione il leader indiscutibile della nuova maggioranza ex opposizione ed opposizione ex maggioranza.
Certo, essendo l’alto dirigente di professione filosofo, dapprima la sua tesi era difficilmente digeribile.
Fortuna che il capo della maggioranza-opposizione disse solennemente: “Ha vinto la democrazia”.
Immaginarsi il plauso del popolo! Tutti a battersi la capoccia: “Ma sì! Com’è che non ci avevamo pensato? Abbiamo vinto tutti insieme! Evviva noi!”
Qualche giorno dopo si insediò il nuovo governo di Boccakia mia (Boccakia in Fiore), composto da 951 ministri di una coalizione di maggioranza-opposizione, più tre filosofi esterni che scrivevano instant books e pamphlets.
Ah, che governo memorabile fu quello. E le riforme che fece! Ne elenchiamo le più notevoli:

– divieto di fumare senza prima farsi impiantare una coda da (vero) somaro;
– multa dai 3.000.000 ai 3.000.009 talleri d’argento a chi taglia le code ai somari;
– incentivi statali agli allevatori di somari;
– arresto fino a 32 anni per chi maltratta i somari;
– obbligo di fumare dall’età di 8 anni, per rimpinguare le casse dello stato (ma col divieto di cui sopra);
– obbligo di dotare i somari di casco;
– divieto di circolazione in tram di somari col casco;
(e ne potremmo citare a milioni…).

Ma seguirono gli anni della stretta morale, che ebbero per conseguenza nuove riforme, quali divieto di scaricare film dai camion, divieto di mangiare a stomaco vuoto, divieto di dormire per la ruggine, obbligo di una boccakiata quotidiana per signore e signorine, divieto di questo e obbligo di quello, obbligo di quello e divieto di questo. Un equilibrio perfetto.

Ma… e Lello? Vogliamo forse dimenticarci di lui? Che fine aveva fatto Lello, capo storico della più grande opposizione nella triste storia (a un dipresso simile a quella di Stefano Pelloni) della democrazia? Ebbene, contravvenendo al divieto di dormire per la ruggine, Lello dormì per dieci anni. Ovviamente quando il suo reato fu scoperto, fu aggregato in galera per 6 anni e 11 mesi.
In galera Lello ebbe agio di compiere una lunga e pacata riflessione, cui diede forma in un pamphlet al vetriolo di 12 pagine, che riuscì a far circolare clandestinamente.
Quando il pamphlet finì nelle mani del capo della coalizione di maggioranza-minoranza, egli disse: “La coerente perseveranza di Lello va premiata”.
E così fu.
Lello fu trasformato in somaro e – grazie a una legge speciale – poté essere macellato e da lui venne ricavata una discreta prosciuttella di dimensioni umane, che trovò posto in uno dei tanti (tutti) scranni vuoti del vecchio, desueto, abbandonato Parlamento.
Da quello scranno Lello riprese la sua solitaria battaglia politica. Peccato che, in quanto prosciuttella, non poteva dare forma verbale – o scritta – alle sue argomentazioni.
Ciononostante, fu rieletto per 12 legislature, grazie al sostegno della maggioranza-minoranza – che, fra l’altro, gli trovò anche una moglie prosciuttella, anch’essa rieletta per 12 legislature.
Per 12 legislature si recarono immancabilmente al palazzo del Parlamento, ogni giorno che fosse un dì, sedendo sui loro due scrannetti nel grande vuoto, in quella sede di dolore, mestizia e nullità rallegrata dalla presenza di erbacce, ragnatele e gatti randagi che davano la caccia a topazzi randagi.
I due misero da parte un buon gruzzoletto, che fu loro molto utile quando furono arrestati perché, un giorno, Lello si era dimenticato di boccakiare la moglie.
Gli avvocati si succhiarono il gruzzoletto e riuscirono ad evitare la galera a Lello e consorte: non c’era una legge che prevedeva la carcerazione delle prosciuttelle.
Fortuna che il governo la decretò lì per lì.
Lello prosciuttella e la moglie poterono dunque tornare nel loro personale Parlamento; anzi vi si trasferirono armi e bagagli e lì rimasero fino a quando i gatti ebbero mangiato tutti i topi e il popolo, spinto da rabbia e necessità, ebbe mangiato tutti i gatti.
Il popolo scambiò per gatti anche Lello e la sua sposa, nonostante lo straziante implorare dei due: “Siamo due prosciuttelle, due prosciuttelle di somaro!” E come poteva il popolo sovrano credere a quella pur veritiera dichiarazione?
In questo modo: con l’entrata in iscena di Provolino

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